lunedì 27 settembre 2010

Gli insegnanti hanno più potere di quanto non credano

"Gli insegnanti hanno più potere di quanto non credano, ma non hanno il potere che credono".

Questa è una frase presa da uno dei libri di Boris Cyrulnik, etologo, psichiatra e psicoterapeuta che si è interessato molto dei temi che ruotano intorno al trauma. Probabilmente in seguito alla sua esperienza di vita.
In questo periodo sono molto concentrata sul tema della scuola e degli insegnanti, che penso siano poco valorizzati ma che, in qualche modo, loro stessi contribuiscano a questa condizione. Diventa importante invece recuperare i propri punti di forza, prendendosi però le responsabilità che questo comporta.
Volevo così condividere un breve brano preso dal libro di Cyrulnik "Il coraggio di crescere" e dedicarlo a tutti gli insegnanti che sono riusciti nell'impresa di "lasciare un segno", e come incoraggiamento a chi deve imparare a farlo.

"... La scuola diventa per il ragazzo la principale speranza di integrazione. La mattina presto lava i vetri a forfait, poi balza in sella alla sua bicicletta per andare a scuola. Alla prima ora di lezione, ha già tre ore di lavoro sulle spalle. A mezzogiorno lavora come cameriere in una mensa, poi torna a scuola per la lezione pomeridiana.
 Il professore di scienza naturali Bonaffe ha la reputazione di essere molto severo. Eppure, non alza mai la voce, ma stringe nella mano sinistra una scorta di gessetti rotti che scaglia con precisione contro la testa degli alunni distratti o chiacchieroni. Nessuno protesta. Un silenzio ansioso pesa sulla classe. Un giorno, Bonaffe va a mangiare nella mensa dove Miguel serve schizzando da un tavolo all'altro. Non una parola, ma il lungo sguardo del professore evidenzia un importante momento emozionale. Il pomeriggio a lezione, miguel coglie nell'insegnante un leggero inarcamento del sopracciglio e un impercettibile cenno con la testa, minuscoli segni che vogliono sicuramente esprimere profondo rispetto e segnano l'inizio di una relazione privilegiata. Da quel momento, l'esistenza di Miguel viene convalidata dallo sguardo del professore che restituisce i compiti al ragazzo con una pausa di silenzio e, talvolta, durante la lezione sembra rivolgersi solo a lui. Una complicità muta che ha reso l'adolescente molto ricettivo alle lezioni di scienze naturali. Le prepara attentamente sapendo che Benaffe darà particolare importanza ai suoi interventi. I progressi del ragazzo sono enormi e l'investimento nella materia è tale che, qualche anno dopo, sarebbe diventato medico".

Cyrulnik continua il raccondo specificando che non è certo per merito dello sguardo silente del professore, che il ragazzo si è appassionato alla materia ed è diventato medico, magari sarebbe successo comunque. Ma il fatto è, che l'insegnante ha comunicato al ragazzo che per lui era importante come persona e quello che faceva, contribuendo e forse rendendo più veloce e appassionato lo studio e la riuscita professionale del ragazzo. Si è instaurata una relazione significativa, al di là dell'insegnamento stretto dei contenuti della materia dell'insegnante.
Credo sia importante che gli insegnanti recuperino questa dimensione relazionale.

Nel mio percorso scolastico, posso contare su poche dita (di una sola mano) gli insegnanti che hanno fatto per me quello che Bonaffe ha fatto per il ragazzo. Li ringrazio enormemente: ciò che mi hanno insegnato fa parte di chi sono (di chi sono loro e di chi sono io :). Ed è questa la dimensione più importante della scuola... la geografia (a le altre materie) si impara viaggiando!
mercoledì 22 settembre 2010

La bocciatura

Parlare di bocciatura ad inizio anno scolastico, suona un po' stonato. E' vero. A mia discolpa posso dire, però, che il pensiero non ha nè tempo nè luogo, perciò "lui" pensa su tutto. Inoltre, visto com'è andato lo scorso anno scolastico è bene cominciare a pensarci sin da subito!

Facendo un "giro" tra i quotidiani online, leggo un'intervista fatta a Niccolò Ammaniti, considerato tra i migliori scrittori esordienti italiani.

Pare che il giovane scrittore nella sua carriera scolastica abbia dovuto affrontare tre rimandi in italiano e una bocciatura in quarto ginnasio. Il giornalista si meraviglia del fatto che il "povero" Ammaniti, nonostante il curriculum scolastico non proprio impeccabile, abbia potuto vincere il Premio Strega. In pratica l'intervista sottolinea (uno tra i messaggi inconsci che manda) che la bocciatura non è nulla di importante.
In qualche modo può anche essere così: una volta cresciuti, da adulti e con una carriera ormai consolidata è facile affermare cose del genere.

Ma quando si è bambini e si subisce una bocciatura i modi di reagire sono diversi e dipendono da una pluralità di fattori che vanno dal livello socio-culturale della famiglia del "bocciato", alle risorse personali del ragazzo e all'esistenza o meno di punti di riferimento esterni alla famiglia.

Chi viene "fermato un anno" subisce non solo la bocciatura in sé, ma anche la derisione dei compagni, il suo ruolo sociale cambia ed egli viene etichettato come "bocciato", appunto. Non tutti, ma la maggior parte dei "bocciati" aderisce al ruolo che la società e la cultura gli danno... Società e cultura che spesso sono spietate.
Per non parlare della sconfitta personale, l'abbassamento dell'autostima, la poca fiducia verso gli adulti che nasce o si rafforza in lui.

Alcuni ragazzi o bambini comunicano proprio tramite l'andare male a scuola che c'è un malessere più profondo, che cercano aiuto, che quello è solo un sintomo che nasconde qualcosa che l'adulto è chiamato a cercare e tentare di risolvere. Invece, spesso la risposta dell'adulto davanti a questo tipo di richiesta di aiuto è la bocciatura!
Parte del mio lavoro è proprio con le scuole e, con mio grosso dispiacere, l'anno scorso ho visto aumentare considerevolmente le bocciature alle scuole elementari. E' assurdo. Assurdo soprattutto per il fatto che è riportato da più ricerche scientifiche che l'andare male a scuola soprattutto nelle età delle elementari nasconde altro.

E, un'ultima cosa, la più importante: la bocciatura non è una sconfitta del ragazzo, è una scoffitta dell'insegnante!!! L'insegnante che boccia, dovrebbe bocciare se stesso.

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La nostra squola

Alunno: maestra, scuola si scrive con la "C".
Maestra: si, ma solo quando è corretta
domenica 19 settembre 2010

Bullismo: andare anche alla radice

Non voglio certo approfondire la tematica del bullismo in un post, è troppo vasta e tocca vari ambiti.

Stavo leggendo degli articoli sul bullismo e volevo proporre una riflessione:
  • "perché mai alcuni adulti (insegnanti, educatori, genitori, ecc. ecc.) sentono l'obbligo di 'risolvere' un problema come il bullismo tramite la punizione, invece di utilizzare il dialogo, o altri strumenti educativi o anche 'ridistribuendo' le responsabilità, ma anche e soprattutto cominciare dall'esempio che essi dovrebbero essere per i bambini?"
  • "perché sempre 'parlare' sul problema invece che 'agire' anche dando l'esempio di come non-si-fa-il-bullo?"
Vivamo in una società adulta (che i bambini osservano e ripetono, poiché vogliono essere come gli adulti) dove chi fa il bullo vince. Il bullismo tra adulti è presente sempre, solo che si chiama in un altro modo: mafia/camorra/ecc., minacce, mobbing, strozzinaggio, violenza sessuale e via dicendo...
Credo che il meccanismo principale da estirpare sia questo.

Da non dimenticare: i bambini imitano gli adulti.

mercoledì 15 settembre 2010

La nostra squola

La nostra squola, appunto, si sta modificando sempre in meglio (ovviamente è ironico!). di seguito le ultime notizie prese in giro da internet e anche da esperienze di vita che mi hanno personalmente raccontato:

- ANSA: Mancano banchi e sedie. I bambini delle prime classi di una scuola elementare di Roma stanno facendo lezione seduti per terra.'I primi due giorni - spiega la madre di un alunno - hanno fatto lezione nella sala della mensa, ma il servizio riprende oggi e il locale non si puo' usare. Ci hanno assicurato che entro oggi arriveranno i banchi e le sedie'. E ancora: 'Vogliono tutto per tempo, l'iscrizione e i documenti, poi i bambini sono costretti a sedersi per terra'.

- Una mamma:  "mio figlio ha bisogno di assistenza, ma con i tagli di quest'anno mi hanno detto che non è possibile che inizi la scuola prima della metà di ottobre perché si devono organizzare con gli orari, e non mi hanno assicurato una copertura totale. Questo significa che probabilmente non potrà frequentare tutti i giorni".

- Una mamma (un'altra ovviamente): "mi è stato detto che mio figlio autistico potrà frequentare solo tre mattine a settimana perché non hanno personale che stia con lui".

- ANSA - Non voleva tornare a scuola per evitare alcuni bulli che lo prendevano in giro.Percio'il piccolo romeno 12/enne poi ritrovato era fuggito.Il ragazzo, ritrovato nel pomeriggio dai carabinieri intorno a Ivrea, nelle campagne di Borgo Ale, a 5 chilometri dalla sua casa di Maglione,aveva paura di riprendere la scuola. Un terrore covato tutta l'estate ed esplosa il primo giorno di lezione. I bulli di cui aveva terrore sono alcuni alunni che come lui frequentano le scuole medie a Vestigne'.

- Una mamma: "a mio figlio hanno assegnato una insegnatne che non sa nulla della sua patologia".

- Una mamma: "ma come posso fare? Vorrei cambiare scuola a mio figlio: le insegnanti insistono che è svogliato, invece lui ha una disgnosi di disturbo dell'apprendimento. Forse non sanno di cosa si tratta?? Certo che se già ci inizia così..."

- Un papà: "il preside della scuola di mia figlia ha attivato una colletta tra i genitori dicendo che quest'anno non avranno i soldi per comprare cartaigienica, penne, colori, e carta per le fotocopiatrici!!!"

- Una mamma: "mio figlio frequenta la scuola materna e le insegnanti, molto carine, hanno chiesto a noi genitori di portare dei giochi adatti poiché non hanno soldi per comprare nuovi giochi e quelli che avevano ormai sono troppo consumati".


Le problematiche segnalate in questo post sono varie e diverse tra loro, ma la base comune è che la scuola sta veramente cadendo in basso sia come formazione che non offre alle insegnanti, che devono semmai seguire corsi di loro iniziativa, sia per rendere l'ambiente circostante degno di un luogo che deve formare quindi dove sia presente materiale di prima necessità: banchi, sedie, cartaigienica, materiale didattico, che pare siano mancanti in molte scuole.

La trovo una situazione assurda e inverosimile.
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La nostra squola

Maestra: scuola si scrive con la "c".
Alunno: si, ma solo quando è corretta!



PS- foto della caricatura della Gelmini presa da qui
domenica 12 settembre 2010

Gli over 50 sono invidiosi dei più giovani. Solo loro?

Da una ricerca sembra che chi ha superato i 50 anni sia invidioso dei giovani. Ed è proprio questa invidia che spinge i cinquantenni a "parlar male" dei giovani e a gioire delle loro sventure.

Ovviamente la mia parte critica si ribella un po' non solo a questo tipo di ricerche di cui non vedo la necessità, come tante volte ormai ho ripetuto, ma anche per il fatto che credo semplicemente che le persone andando avanti con l'età marcano maggiormente i loro difetti. Perciò non penso affatto chi arriva a 50 anni comincia a gioire delle disgrazie dei giovani solamente perchè è "suonata la campana dei 50", ma semplicemente penso che chi ne gioisce, ne abbia già gioito quando aveva meno anni.

Anche perché, da una certa età in poi si è sempre un po' invidiosi di chi ha meno anni. Mi piacerebbe conoscere il trentacinquenne o il quarantenne che non ha provato un briciolo di invidia verso i ragazzi nell'età adolescenziale (30-40: fascia di età non presa in considerazione nella ricerca, chissà come mai????).

Penso sia solo una caratteristica umana, comune alla maggioranza. Certo, non è provata da chi è adolescente o da chi ha appena compiuto 18 anni. Tale "invidia" compare probabilmente quando le persone si accorgono che non sono riuscite a realizzare i sogni in cui credevano. Ecco perché accade da una certa età in poi.
Chissà se il concentrarsi su se stessi e vivere la vita cercando di avere meno rimpianti possibili, accompagnati quindi da una sufficiente soddisfazione, aiuta a diminuire questo senso di "invidia" (che personalmente chiamerei insoddisfazione).
giovedì 9 settembre 2010

Adozione


Questa mattina ho letto la notizia che il Tribunale dei Minori di Trento ha tolto una bambina alla propria madre perché guadagna poco per mantenerla (500 euro al mese). La notizia è arrivata ai media grazie alla giusta indignazione di uno psicologo.


Non capisco come mai hanno optato per una scelta del genere, piuttosto che aiutare la donna a cercare un altro lavoro o un lavoro più remunerativo.


I bambini adottati sono bambini, e saranno adulti, feriti.


La ferita primaria, conseguenza di un abbandono, è una ferita:

- fisica

- emotiva

- psicologica

- spirituale

Una ferita che causa un dolore così profondo da essere descritta come se fosse avvenuta a livello cellulare da persone adottate o abbandonate che sono riuscite ad entrare molto in profondità nella loro sofferenza.

Il legame con la madre biologica è un legame misterioso, mistico, ed eterno!

Le persone adottate sono state spezzate ed interrotte nella loro essenza e la cicatrice che riusciranno a costruirsi sarà così sottile che dovranno combattere per tutta la vita per fare in modo che non si laceri definitivamente.


Probabilmente, la scelta del Tribunale è stata fatta con pura superficialità.


PS- "La ferita primaria" è un concetto di Nancy Newton Verrier, madre adottiva che ha scritto un libro che reca lo stesso titolo. E' un libro che descrive ciò che comporta l'abbandono in un modo diverso dagli altri libri sul questo stesso evento. Lo consiglio alle persone adottate, alle persone che vogliono adottare e, a chi ha il dubbio se abbandonare o meno il proprio bambino.

mercoledì 8 settembre 2010

Smettere di fumare. E' facile?



Non ci credevo ma è così: smettere di fumare è facile se sai come farlo!

E, il: "se sai come farlo" è fondamentale.

Dico questo perché ho ripreso a fumare, dopo circa 8 anni di "pausa", ad aprile dell'anno scorso. Mi ero dimenticata, probabilmente quanto era stato difficile e penoso smettere: i tentativi sono stati innumerevoli e anche gli strateggemmi che tutti gli ex-fumatori conoscono bene, del tipo:

- usare caramelle e gomme sostitutive
- usare la cocacola sostitutiva (ebbene si, anche la cocacola)
- non uscire con amici fumatori (all'epoca tra l'altro si fumava ancora nei locali... in pratica ero diventata una reclusa!)
Senza contare che ero molto nervosa e le persone che mi stavano vicino... meno male che mi stavano vicino veramente, altrimenti le avrei perse tutte!!!
Bè, tutto questo per diventare una ex-fumatrice, di quelle che respirano il fumo passivo con melanconica gioia!

Ma ho ripreso.
Per un anno circa la cosa non mi ha disturbato, poi mi è tornato in mente che fa male e ho cominciato a provare a ri-smettere. I tentativi, cominciati a gennaio, sono andati tutti a vuoto, finché non mi è stato regalato da un caro amico il libro di Allen Carr: ho smesso da circa un mese! Ma la cosa stupefacente è che non mi è stato per niente difficile.

Credo molto nel metodo usato da Allen, che non vi svelo perché penso che ogni fumatore lo deve leggere senza spoiler pescati qua e là, con la mente aperta e pronta ad accogliere il cambiamento.

Mi sono inoltre confrontata con altri fumatori che stanno leggendo il libro e ognuno trova utile ciò che è scritto in un capitolo del libro piuttosto che quello scritto in un altro capitolo. Perciò per ognuno la sfida sarà quella di leggere il libro e sfidare la propria dipendenza dal fumo in modo umile e coraggioso: tutti possono smettere con facilità e considerarsi non-fumatori piuttosto che ex-fumatori.

Allora, auguro una Sfida Vittoriosa a tutti quelli che vogliono provare!

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