Scusate per le immagini e i banner che non si vedono. Sto cercando di risolvere il problema (di cui ho trovato la causa).
Grazie per la pazienza :)
martedì 6 dicembre 2011
domenica 27 novembre 2011
Educazione e videogiochi
Non è male l'iniziativa della facoltà di Psicologia della Cattolica di Milano, che ha organizzato un ciclo di lezioni aperto alle mamme che vogliono conoscere meglio il mondo dei videogiochi, dove spesso i loro figli sono immersi.
Credo si importante conoscere una cosa per poterla "governare" meglio, come penso sia importante per i genitori (spero il corso sia aperto anche ai papà!!) sapere con "chi" e con "cosa" si relazionano i propri figli mentre giocano.
Ormai i videogiochi sono entrati nelle case della maggior parte delle persone e quasi tutti i bambini di 6 anni (a volte anche prima) hanno accesso a questo tipo di giochi.
Spesso sento genitori parlare di educazione in questo senso riducendola solo al numero di ore o minuti che il figlio passa a giocare.
C'è altro a cui dare importanza, e che ha, forse, una importanza maggiore.
Infatti, qualsiasi tipo di gioco, dal più semplice (tetris) al più complesso (giochi di ruolo), manda dei messaggi e fa provare delle emozioni mentre si gioca. Messaggi ed emozioni che bambini, ma anche adolescenti, potrebbero avere difficoltà ad elaborare nel modo più adeguato, ad integrarli con la loro propria vita al di fuori del gioco. Non poche volte i genitori assistono al nervosismo del figlio che non riesce a superare un livello di gioco e, spenta la PS, quel nervosismo che continua ad essere presente, viene portato nelle relazioni con gli altri. Oppure, quante volte i ragazzi perdono numerose ore di sonno perché hanno in mente il gioco e non vedono l'ora di potervi accedere nuovamente.
Ma non si cono solo aggressività ed impulsività con cui fare i conti. I giochi di ruolo, ad esempio, mandano dei messaggi su importanti concetti come il bene ed male. E, mi domando, come tali concetti vengono elaborati da una mente ancora il "erba".
Quanto sarebbe bello che un genitore che si mette a giocare con il proprio figlio, approfondendo anche la conoscenza del gioco che magari gli ha regalato, abbia la possibilità di poterne parlare, discutere con lui, in un secondo momento, in modo da educarlo e renderlo meno dipendente, più presente e consapevole di ciò con cui sta giocando.
Credo si importante conoscere una cosa per poterla "governare" meglio, come penso sia importante per i genitori (spero il corso sia aperto anche ai papà!!) sapere con "chi" e con "cosa" si relazionano i propri figli mentre giocano.
Ormai i videogiochi sono entrati nelle case della maggior parte delle persone e quasi tutti i bambini di 6 anni (a volte anche prima) hanno accesso a questo tipo di giochi.
Spesso sento genitori parlare di educazione in questo senso riducendola solo al numero di ore o minuti che il figlio passa a giocare.
C'è altro a cui dare importanza, e che ha, forse, una importanza maggiore.
Infatti, qualsiasi tipo di gioco, dal più semplice (tetris) al più complesso (giochi di ruolo), manda dei messaggi e fa provare delle emozioni mentre si gioca. Messaggi ed emozioni che bambini, ma anche adolescenti, potrebbero avere difficoltà ad elaborare nel modo più adeguato, ad integrarli con la loro propria vita al di fuori del gioco. Non poche volte i genitori assistono al nervosismo del figlio che non riesce a superare un livello di gioco e, spenta la PS, quel nervosismo che continua ad essere presente, viene portato nelle relazioni con gli altri. Oppure, quante volte i ragazzi perdono numerose ore di sonno perché hanno in mente il gioco e non vedono l'ora di potervi accedere nuovamente.
Ma non si cono solo aggressività ed impulsività con cui fare i conti. I giochi di ruolo, ad esempio, mandano dei messaggi su importanti concetti come il bene ed male. E, mi domando, come tali concetti vengono elaborati da una mente ancora il "erba".
Quanto sarebbe bello che un genitore che si mette a giocare con il proprio figlio, approfondendo anche la conoscenza del gioco che magari gli ha regalato, abbia la possibilità di poterne parlare, discutere con lui, in un secondo momento, in modo da educarlo e renderlo meno dipendente, più presente e consapevole di ciò con cui sta giocando.
domenica 20 novembre 2011
Psicologia: Contributi versati all'ENPAP
Psicologia: Contributi versati all'ENPAP: Qui di seguito allego una lettera che in questi giorni sta facendo il giro di internet per sensibilizzare chi lavora e chi si sta formando p...
giovedì 17 novembre 2011
Settimana dei Diritti dell'Infanzia
Anche quest'anno, come l'anno scorso, è arrivata la settimana dei Diritti dell'Infanzia. O meglio, il 20 Novembre 1959, viene promulgata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite la Dichiarazione in vigore oggi, cioè la Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo.
L'anno scorso su Facebook è dilagata una sensibilizzazione per promuovere la conoscenza della Dichiarazione tramite l'invito a mettere come foto del profilo un personaggio dei cartoni animati. Quest'anno forse si è un po' in ritardo, in quanto già dalla settimana precedente al 20 novembre erano comparsi migliaia di foto-profilo con immagini cartoons, ma ciò non toglie che si possa rinnovare l'invito dell'anno scorso. E perché non promuovere questa sensibilizzazione anche su Google+??
L'anno scorso su Facebook è dilagata una sensibilizzazione per promuovere la conoscenza della Dichiarazione tramite l'invito a mettere come foto del profilo un personaggio dei cartoni animati. Quest'anno forse si è un po' in ritardo, in quanto già dalla settimana precedente al 20 novembre erano comparsi migliaia di foto-profilo con immagini cartoons, ma ciò non toglie che si possa rinnovare l'invito dell'anno scorso. E perché non promuovere questa sensibilizzazione anche su Google+??
domenica 18 settembre 2011
Google Plus (G+)
Google scende in campo proponendo un social network:
Google+.
A giungo, ancora in prova, ha mandato in tilt il meccanismo
di richiesta di ingresso facendo virare i gestori verso la scelta di un
ingresso su invito da parte di chi è già iscritto.
Avevo pensato di declinare l’invito, ma la curiosità ha
preso il sopravvento. Fortunatamente.
Come in ogni social network (Facebook, Twitter, youtube…)
appena dopo l’iscrizione si viene invitati a completare il proprio profilo ed
il tour inizia. L’impressione generale è buona.
L’interfaccia è semplice. Si possono condividere post, foto,
link. Si può chattare, anche con videocamera (stile Skipe). C’è l’applicazione
per il telefonino e via dicendo.
Ma la novità che mi ha fatto “amare” Google+ è la privacy
(ovvio, messa spudoratamente a confronto con quella di Facebook). Infatti, come ben descrive un giornalista de
La Repubblica: "Per trovare le prime differenze tra
i due siti bisogna scavare più a fondo e arrivare alla differente gestione
della privacy e dei propri contatti. Su Plus non serve chiedere l’amicizia a
una persona e aspettare che questa accetti per vederla: c’è un sistema diverso,
basato sulle “cerchie” (circle nella versione inglese): Ogni utente inserisce i
propri contatti in delle cerchie: amici, conoscenti, persone che seguo. Quando
ci si trova a condividere un commento o un contenuto, un box chiede con chi si
vuole condividerlo: con tutti o solo con una cerchia specifica. Si tratta
quindi di una via di mezzo tra Facebook e Twitter e su cui punta molto Plus per
ritagliarsi il suo spazio online. Vale la pena ricordare che su Facebook è
possibile modificare le impostazioni di condivisione, ma le opzioni standard
prevedono solo la possibilità di condividere con gli amici, con gli amici degli
amici o con tutti e per ottenere qualcosa di simile a quanto prevede Plus è
necessario un lungo lavoro sulle liste di amici, non proprio alla portata di
tutti”. In pratica, è una vera privacy!!!
Il mio invito è di iscriversi e provarlo!!!
Il mio invito è di iscriversi e provarlo!!!
giovedì 26 maggio 2011
Adulti disabili e lavoro
L'integrazione nella società di persone con disabilità è un punto di debolezza della nostra società che richiede un tipo di prestazione sempre più alto. Un obiettivo che chi si occupa di riabilitazione dovrebbe aver presente fin da quando prende in carico il bambino in tenera età.
Nell'adultità quando si parla di integrazione non si può non far riferimento all'integrazione lavorativa delle persone con disabilità, integrazione ancor più difficile di quella in riferimento all'età infantile, quando il bambino va a scuola.
C'è inoltre da sottolineare un altro punto critico: quando la disabilità è intellettiva piuttosto che fisica, alcune problematiche sono più evidenti e l'integrazione diventa ancor più difficile.
Qualche giorno fa è stata data la notizia dell'apertura di un ristorante in cui lavoreranno delle persone con disabilità a Castello, in provincia di Venezia.
A Roma è invece presente Il Girasole da diversi anni.
Iniziative isolate, che hanno bisogno di essere prese d'esempio per aumentarle rivolgendo l'attenzione all'età adulta delle persone disabili e alla loro integrazione nella società di oggi.
Nell'adultità quando si parla di integrazione non si può non far riferimento all'integrazione lavorativa delle persone con disabilità, integrazione ancor più difficile di quella in riferimento all'età infantile, quando il bambino va a scuola.
C'è inoltre da sottolineare un altro punto critico: quando la disabilità è intellettiva piuttosto che fisica, alcune problematiche sono più evidenti e l'integrazione diventa ancor più difficile.
Qualche giorno fa è stata data la notizia dell'apertura di un ristorante in cui lavoreranno delle persone con disabilità a Castello, in provincia di Venezia.
A Roma è invece presente Il Girasole da diversi anni.
Iniziative isolate, che hanno bisogno di essere prese d'esempio per aumentarle rivolgendo l'attenzione all'età adulta delle persone disabili e alla loro integrazione nella società di oggi.
lunedì 16 maggio 2011
Autismo ed ormoni
Qualche giorno fa è stata data notizia di una ricerca svolta in laboratorio su delle cavie (i famosi topolini) privati dell'ormone dell'ossitocina che ha mostrato come tali topolini evidenziassero dei sintomi simili a quelli dell'autismo. (articolo)
Non sappiamo ancora se un domani ci sarà la possibilità di somministrare ormoni ai bambini per ottenere una riduzione di sintomi, ma sicuramente sappiamo che la produzione di ossitocina aiuta a stare meglio. Viene infatti anche chiamata "la pillola dell'amore" contribuendo ad una relazione con gli altri più armonica, ad uno stato di benessere diffuso e, non ultimo, ad avere un buon potere curativo.
Come già noto, la produzione dell'ossitocina viene favorita da carezze ed abbracci. Quale cosa più bella in una relazione d'amore di un abbraccio e di una carezza? Nel rapporto genitore-bambino oltre alle carezze e agli abbracci che fanno parte della relazione, si potrebbe trovare uno spazio, un tempo, apposta per stare con il proprio bambino facendogli un massaggio, pratica poco utilizzata in occidente ma che è scientificamente provato apporta benefici fisici e mentali ad entrambi (a chi lo fa e a chi lo riceve).
Non sappiamo ancora se un domani ci sarà la possibilità di somministrare ormoni ai bambini per ottenere una riduzione di sintomi, ma sicuramente sappiamo che la produzione di ossitocina aiuta a stare meglio. Viene infatti anche chiamata "la pillola dell'amore" contribuendo ad una relazione con gli altri più armonica, ad uno stato di benessere diffuso e, non ultimo, ad avere un buon potere curativo.
Come già noto, la produzione dell'ossitocina viene favorita da carezze ed abbracci. Quale cosa più bella in una relazione d'amore di un abbraccio e di una carezza? Nel rapporto genitore-bambino oltre alle carezze e agli abbracci che fanno parte della relazione, si potrebbe trovare uno spazio, un tempo, apposta per stare con il proprio bambino facendogli un massaggio, pratica poco utilizzata in occidente ma che è scientificamente provato apporta benefici fisici e mentali ad entrambi (a chi lo fa e a chi lo riceve).
giovedì 5 maggio 2011
I bambini e i ragazzini adescati su internet
E' ormai indiscusso l'uso che i bambini e i ragazzini fanno del computer e di internet. Essi vi accedono con facilità e spesso sanno usare questi strumenti meglio dei propri genitori.
Il saper navigare in internet è un'ottima competenza che può portare a notevoli vantaggi (pensiamo ad esempio alle ricerche scolastiche).
E' comunque da sottolineare che la maggior parte delle volte i bambini non sono avvertiti adeguatamente dei pericoli che possono incorrere nella rete, tra cui la possibilità di essere adescati da adulti poco corretti, subdoli e manipolativi che cercano di incontrare il bambino o il ragazzino all'insaputa dei genitori. Questo accade, purtroppo, molto più spesso di quanto venga diffuso.
Ho trovato una serie di filmati su youtube che avvertono dei pericoli nella rete (e non solo) che sarebbe utile diffondere tra i più giovani!!
Il saper navigare in internet è un'ottima competenza che può portare a notevoli vantaggi (pensiamo ad esempio alle ricerche scolastiche).
E' comunque da sottolineare che la maggior parte delle volte i bambini non sono avvertiti adeguatamente dei pericoli che possono incorrere nella rete, tra cui la possibilità di essere adescati da adulti poco corretti, subdoli e manipolativi che cercano di incontrare il bambino o il ragazzino all'insaputa dei genitori. Questo accade, purtroppo, molto più spesso di quanto venga diffuso.
Ho trovato una serie di filmati su youtube che avvertono dei pericoli nella rete (e non solo) che sarebbe utile diffondere tra i più giovani!!
domenica 17 ottobre 2010
Il gatto pulitore (comportamento del gatto)
Come per noi essere umani, il comportamento dei nostri amici animali ha sempre un significato.
I gatti, ad esempio, amano pulirsi: passano tanto tempo a leccarsi, ad affilarsi le unghie, a rotolarsi nella terra (per loro fa parte della pulizia: si liberano dai peli morti). I piccoli felini amano essere puliti.
Infatti, se ospitate un gatto in casa, che non ha la possibilità di un accesso esterno, i veterinari generalmente vi consiglieranno di non lavarlo, poiché lo farà da solo. Cosa su cui garantisco personalmente: da 10 anni il mio gatto si lava da solo ed ha il pelo morbido, soffice e pulito. Ovviamente è a pelo corto. I gatti a pelo lungo sono un'altra storia.
Ma che succede se il nostro felino comincia ad essere ossessionato dalla pulizia? Se comincia a leccarsi con insistenza ansiosa e di continuo? E, su tutto il corpo?
Non ci sono parassiti. Non c'è micosi. La cute è sana.
Magari inizia a rosicchiarsi insistentemente anche le unghie? E, magari, il suo pelo è percorso come da "ondate"?
Cosa può essere?
Sappiate che il vostro gatto è stressato!! Nevrosi da stress, la diagnosi.
Il gatto è un animale davvero abitudinario, e il più piccolo cambiamento può essere per una fonte di ansia: un mobile buttato via o uno appena comprato, un ospite in casa o l'arrivo di un altro animale, una persona che non c'è più, un trasloco...
Cosa fare
Assolutamente non sgridatelo e non trattatelo bruscamente e non usate un tono di voce duro: ha bisogno delle vostre coccole e delle vostre tenerezze più che mai:
- coccolatelo più che potete, ma almeno 15 minuti al giorno.
- procuratevi un diffusore di feromoni (gli ormoni dell'amore). Si trovano in farmacia.
- cercate di osservare maggiormente gli orari delle pappe (se già non lo fate)
E, la nevrosi da pulizia dovrebbe risolversi nel giro di un paio di settimane!!!
I gatti, ad esempio, amano pulirsi: passano tanto tempo a leccarsi, ad affilarsi le unghie, a rotolarsi nella terra (per loro fa parte della pulizia: si liberano dai peli morti). I piccoli felini amano essere puliti.
Infatti, se ospitate un gatto in casa, che non ha la possibilità di un accesso esterno, i veterinari generalmente vi consiglieranno di non lavarlo, poiché lo farà da solo. Cosa su cui garantisco personalmente: da 10 anni il mio gatto si lava da solo ed ha il pelo morbido, soffice e pulito. Ovviamente è a pelo corto. I gatti a pelo lungo sono un'altra storia.
Ma che succede se il nostro felino comincia ad essere ossessionato dalla pulizia? Se comincia a leccarsi con insistenza ansiosa e di continuo? E, su tutto il corpo?
Non ci sono parassiti. Non c'è micosi. La cute è sana.
Magari inizia a rosicchiarsi insistentemente anche le unghie? E, magari, il suo pelo è percorso come da "ondate"?
Cosa può essere?
Sappiate che il vostro gatto è stressato!! Nevrosi da stress, la diagnosi.
Il gatto è un animale davvero abitudinario, e il più piccolo cambiamento può essere per una fonte di ansia: un mobile buttato via o uno appena comprato, un ospite in casa o l'arrivo di un altro animale, una persona che non c'è più, un trasloco...
Cosa fare
Assolutamente non sgridatelo e non trattatelo bruscamente e non usate un tono di voce duro: ha bisogno delle vostre coccole e delle vostre tenerezze più che mai:
- coccolatelo più che potete, ma almeno 15 minuti al giorno.
- procuratevi un diffusore di feromoni (gli ormoni dell'amore). Si trovano in farmacia.
- cercate di osservare maggiormente gli orari delle pappe (se già non lo fate)
E, la nevrosi da pulizia dovrebbe risolversi nel giro di un paio di settimane!!!
lunedì 27 settembre 2010
Gli insegnanti hanno più potere di quanto non credano
"Gli insegnanti hanno più potere di quanto non credano, ma non hanno il potere che credono".
Questa è una frase presa da uno dei libri di Boris Cyrulnik, etologo, psichiatra e psicoterapeuta che si è interessato molto dei temi che ruotano intorno al trauma. Probabilmente in seguito alla sua esperienza di vita.
In questo periodo sono molto concentrata sul tema della scuola e degli insegnanti, che penso siano poco valorizzati ma che, in qualche modo, loro stessi contribuiscano a questa condizione. Diventa importante invece recuperare i propri punti di forza, prendendosi però le responsabilità che questo comporta.
Volevo così condividere un breve brano preso dal libro di Cyrulnik "Il coraggio di crescere" e dedicarlo a tutti gli insegnanti che sono riusciti nell'impresa di "lasciare un segno", e come incoraggiamento a chi deve imparare a farlo.
"... La scuola diventa per il ragazzo la principale speranza di integrazione. La mattina presto lava i vetri a forfait, poi balza in sella alla sua bicicletta per andare a scuola. Alla prima ora di lezione, ha già tre ore di lavoro sulle spalle. A mezzogiorno lavora come cameriere in una mensa, poi torna a scuola per la lezione pomeridiana.
Il professore di scienza naturali Bonaffe ha la reputazione di essere molto severo. Eppure, non alza mai la voce, ma stringe nella mano sinistra una scorta di gessetti rotti che scaglia con precisione contro la testa degli alunni distratti o chiacchieroni. Nessuno protesta. Un silenzio ansioso pesa sulla classe. Un giorno, Bonaffe va a mangiare nella mensa dove Miguel serve schizzando da un tavolo all'altro. Non una parola, ma il lungo sguardo del professore evidenzia un importante momento emozionale. Il pomeriggio a lezione, miguel coglie nell'insegnante un leggero inarcamento del sopracciglio e un impercettibile cenno con la testa, minuscoli segni che vogliono sicuramente esprimere profondo rispetto e segnano l'inizio di una relazione privilegiata. Da quel momento, l'esistenza di Miguel viene convalidata dallo sguardo del professore che restituisce i compiti al ragazzo con una pausa di silenzio e, talvolta, durante la lezione sembra rivolgersi solo a lui. Una complicità muta che ha reso l'adolescente molto ricettivo alle lezioni di scienze naturali. Le prepara attentamente sapendo che Benaffe darà particolare importanza ai suoi interventi. I progressi del ragazzo sono enormi e l'investimento nella materia è tale che, qualche anno dopo, sarebbe diventato medico".
Cyrulnik continua il raccondo specificando che non è certo per merito dello sguardo silente del professore, che il ragazzo si è appassionato alla materia ed è diventato medico, magari sarebbe successo comunque. Ma il fatto è, che l'insegnante ha comunicato al ragazzo che per lui era importante come persona e quello che faceva, contribuendo e forse rendendo più veloce e appassionato lo studio e la riuscita professionale del ragazzo. Si è instaurata una relazione significativa, al di là dell'insegnamento stretto dei contenuti della materia dell'insegnante.
Credo sia importante che gli insegnanti recuperino questa dimensione relazionale.
Nel mio percorso scolastico, posso contare su poche dita (di una sola mano) gli insegnanti che hanno fatto per me quello che Bonaffe ha fatto per il ragazzo. Li ringrazio enormemente: ciò che mi hanno insegnato fa parte di chi sono (di chi sono loro e di chi sono io :). Ed è questa la dimensione più importante della scuola... la geografia (a le altre materie) si impara viaggiando!
Questa è una frase presa da uno dei libri di Boris Cyrulnik, etologo, psichiatra e psicoterapeuta che si è interessato molto dei temi che ruotano intorno al trauma. Probabilmente in seguito alla sua esperienza di vita.
In questo periodo sono molto concentrata sul tema della scuola e degli insegnanti, che penso siano poco valorizzati ma che, in qualche modo, loro stessi contribuiscano a questa condizione. Diventa importante invece recuperare i propri punti di forza, prendendosi però le responsabilità che questo comporta.
Volevo così condividere un breve brano preso dal libro di Cyrulnik "Il coraggio di crescere" e dedicarlo a tutti gli insegnanti che sono riusciti nell'impresa di "lasciare un segno", e come incoraggiamento a chi deve imparare a farlo.
"... La scuola diventa per il ragazzo la principale speranza di integrazione. La mattina presto lava i vetri a forfait, poi balza in sella alla sua bicicletta per andare a scuola. Alla prima ora di lezione, ha già tre ore di lavoro sulle spalle. A mezzogiorno lavora come cameriere in una mensa, poi torna a scuola per la lezione pomeridiana.
Il professore di scienza naturali Bonaffe ha la reputazione di essere molto severo. Eppure, non alza mai la voce, ma stringe nella mano sinistra una scorta di gessetti rotti che scaglia con precisione contro la testa degli alunni distratti o chiacchieroni. Nessuno protesta. Un silenzio ansioso pesa sulla classe. Un giorno, Bonaffe va a mangiare nella mensa dove Miguel serve schizzando da un tavolo all'altro. Non una parola, ma il lungo sguardo del professore evidenzia un importante momento emozionale. Il pomeriggio a lezione, miguel coglie nell'insegnante un leggero inarcamento del sopracciglio e un impercettibile cenno con la testa, minuscoli segni che vogliono sicuramente esprimere profondo rispetto e segnano l'inizio di una relazione privilegiata. Da quel momento, l'esistenza di Miguel viene convalidata dallo sguardo del professore che restituisce i compiti al ragazzo con una pausa di silenzio e, talvolta, durante la lezione sembra rivolgersi solo a lui. Una complicità muta che ha reso l'adolescente molto ricettivo alle lezioni di scienze naturali. Le prepara attentamente sapendo che Benaffe darà particolare importanza ai suoi interventi. I progressi del ragazzo sono enormi e l'investimento nella materia è tale che, qualche anno dopo, sarebbe diventato medico".
Cyrulnik continua il raccondo specificando che non è certo per merito dello sguardo silente del professore, che il ragazzo si è appassionato alla materia ed è diventato medico, magari sarebbe successo comunque. Ma il fatto è, che l'insegnante ha comunicato al ragazzo che per lui era importante come persona e quello che faceva, contribuendo e forse rendendo più veloce e appassionato lo studio e la riuscita professionale del ragazzo. Si è instaurata una relazione significativa, al di là dell'insegnamento stretto dei contenuti della materia dell'insegnante.
Credo sia importante che gli insegnanti recuperino questa dimensione relazionale.
Nel mio percorso scolastico, posso contare su poche dita (di una sola mano) gli insegnanti che hanno fatto per me quello che Bonaffe ha fatto per il ragazzo. Li ringrazio enormemente: ciò che mi hanno insegnato fa parte di chi sono (di chi sono loro e di chi sono io :). Ed è questa la dimensione più importante della scuola... la geografia (a le altre materie) si impara viaggiando!
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