Giornata Nazionale contro la Pedofilia

domenica 5 maggio 2013

Qualche anno fa avevo fatto dei bannerini contro la pedofilia da poter mettere sul proprio blog. Purtroppo sono andati persi... Forse un giorno li rifarò.

Oggi, per non rimanere nel silenzio e poter dar voce a tutti quei bambini che sono costretti nel silenzio, ho scritto un articolo: Il testimone silente ed il testimone soccorrevole in caso di abuso sessuale, rivolgendomi a tutti quei testimoni silenti nella speranza che decidano di uscire dal silenzio e parlare dell'abuso di cui sono testimoni.

La maggior parte degli abusi avviene in famiglia, e spesso almeno un familiare si accorge del consumo di violenza e non fa niente, rimane nell'immobilità.
Il bambino non è in grado di denunciare da solo l'abuso, non è in grado di uscire dal silenzio e iniziare una elaborazione della tortura che ha subito, che sta subendo. La sua unica possibilità è che il testimone silente parli.
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Race for the cure per il tumore al seno

venerdì 3 maggio 2013


A Roma il 17-18-19 maggio 2013 ISCRIVETEVI numerosi/e

La Race for the Cure, evento simbolo della Susan G. Komen Italia, è una corsa di solidarietà e di raccolta fondi della lunghezza di 5 km (con passeggiata di 2km) che si propone di esprimere solidarietà alle donne che si confrontano con il tumore del seno e di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della prevenzione.
È una manifestazione unica e aperta a tutti, che ha la capacità di coniugare al meglio sport, divertimento, emozioni ed impegno sociale.
Caratteristica principale dell’evento è la presenza delle “Donne in Rosa”, donne che hanno affrontato personalmente il tumore del seno e che, per dimostrare un atteggiamento positivo con cui si confrontano con la malattia, scelgono di rendersi intenzionalmente visibili indossando una maglietta ed un cappellino rosa.
Negli Stati Uniti, dove è nata nel 1982 e dove si svolge in oltre cento città americane, la Race coinvolge ogni anno oltre un milione e mezzo di partecipanti e tanti personaggi pubblici, a partire dal Presidente degli Stati Uniti, starter d’eccezione nella corsa di Washington.
La Race for the Cure è arrivata in Italia nel 2000, a Roma, nello splendido scenario del Circo Massimo, spostandosi poi successivamente alle Terme di Caracalla dal 2001 al 2012 e tornando al Circo Massimo per l’edizione 2013. Madrina della manifestazione, praticamente da sempre, è l’attrice Maria Grazia Cucinotta, che presta generosamente il suo volto e la sua voce per le tante iniziative di promozione dell’evento.
Visto il successo sempre crescente ottenuto nel corso degli anni, la Race ha varcato dal 2007 i confini della Capitale per raggiungere anche Bari, Bologna e infine Napoli, per tre edizioni dal 2010 al 2012.
Nel 2012 la Race for the Cure ha festeggiato la tredicesima edizione di Roma, con una partecipazione di pubblico di circa 52.000 persone, che le hanno consentito di diventare l’edizione più partecipata al mondo tra le oltre 150 organizzate dalla Komen in America, Europa, Asia e Africa.
A livello nazionale, con le edizioni di Roma, Bari, Bologna e Napoli, l’ammontare complessivo dei partecipanti ha superato nel 2012 quota 80.000 iscritti.
Con i fondi raccolti attraverso la Race for the Cure, la Komen Italia, dal 2000 ad oggi ha raccolto e già distribuito oltre 1.800.000 € per la realizzazione di progetti propri e di altre associazioni nella lotta ai tumori del seno. Tra questi, corsi di aggiornamento per operatori sanitari; programmi di educazione alla prevenzione per donne sane e studenti; servizi clinici per il recupero del benessere psico-fisico delle donne operate ed acquisto di apparecchiature di diagnosi e cura delle neoplasie del seno.


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Vite

martedì 30 aprile 2013


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Autismo, placenta e diagnosi precoce

venerdì 26 aprile 2013

Secondo dei ricercatori della Yale School of Medicine, sarà possibile diagnosticare l'autismo facendo un esame della placenta. L'errore, secondo i dati della ricerca, è stimato solo per il 4% circa dei casi.
Vorrei però sottolineare che la ricerca, che ha dato un bel risultato, è stata fatta su un campione di 117 placente di bambini considerati a rischio per la presenza in famiglia di persone autistiche.
Chi fa ricerca sa che il campione è molto piccolo, e i dati possono essere fuorvianti. Quel 4% circa in un campione di 500/1000 potrebbe aumentare a dismisura.
Quindi spero possano effettuare altre ricerche dello stesso genere per essere più sicuri di quanto emerso con questa prima ricerca.
Vorrei aggiungere che la diagnosi di autismo è possibile farla intorno ai due/tre anni, ma per un occhio esperto di sviluppo neonatale, soprattutto esperto delle tappe evolutive dello sviluppo del movimento, è facile accorgersi che c'è qualcosa che non va già intorno ai 4-5 mesi del bambino. Certo, a questa età c'è molta variabilità di sviluppo, e non è detto che l'eventuale ritardo possa poi essere predittivo dell'autismo, magari è una difficoltà motoria o di altra natura, o magari non è indice di nessun ritardo o difficoltà specifica. Semplicemente quel bambino aveva un piccolo "ritardo" nell'arrivare ad una determinata tappa di sviluppo motorio. Ma perché non aiutarlo comunque? Perché non facilitare il suo sviluppo motorio? Tutto il nostro sviluppo è basato sull'intelligenza motoria.
Quello che voglio sottolineare è che c'è la possibilità di intervenire da subito: se il bambino non ha raggiunto una tappa motoria è possibile lavorare, giocando, per fargliela raggiungere, superare e per farlo proseguire alla successiva. Perché non farlo?
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Giornata della Terra

lunedì 22 aprile 2013


E' qualcosa se ognuno di noi, oggi, fa qualcosa per salvaguardare l'ambiente. 
Chi fuma, potrebbe non buttare la cicca per terra.
Chi scarta il gelato, potrebbe buttare la carta nel secchio.
Chi ancora non ce l'ha, potrebbe cominciare ad organizzarsi per avere a casa la raccolta differenziata (anche se come fatta qui in Italia c'è bisogno di uno spazio che molti non hanno).

Sentiamoci uniti, oggi, contro chi inquina la Terra!!


Foto: presa da mammafelice.it, grazie! (la foto ritrae un germoglio con sotto scritto "Earth Day" e la scritta in alto "io ci sono!")
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Vedere l'altro

mercoledì 10 aprile 2013



"La nostra visione dell'altro dipende dalla nostra disposizione a mobilitare tutte le forze in noi stessi per l'atto della comprensione. Occorre anche orientarsi verso l'altro in modo da lasciare aperta la possibilità di comprenderlo."
(R.D. Laing)
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Seno sù, seno giù, seno versus senno

Ed ecco una ricerca fresca fresca di giornata che piace a tutti, uomini e donne: uno studio francese afferma che il seno si mantiene più in forma se non si usano sostegni artificiali.

Questi i primi risultati della ricerca a cui si sono prestate 130 donne che, per onore della stessa, non portano il reggiseno e si fanno regolarmente misurare l'evoluzione dei seni. Questa ricerca durerà 13 anni!!

Immagino siano donne molto giovani e che non hanno ancora subito i danni della forza di gravità.
Tutti sappiamo dell'esistenza di diversi fattori  che concorrono a rendere il seno meno voluminoso nel tempo: forza di gravità, sbalzi di peso, invecchiamento cellulare...

Domanda: i ricercatori hanno considerato queste variabili già conosciute?
Domanda: i ricercatori hanno mai visto i seni delle donne mature che vivono nel terzo mondo?
Domanda: se vengono confermati i dati iniziali, tutte le donne andranno in giro senza reggiseno?
Domanda: i ricercatori sono tutti uomini?

Scusate la polemica, ma in un periodo di crisi economica, pensare che dei soldi vengono stanziati per una ricerca del genere (e quante altre così), mi fa sentire impotente verso i sistemi di potere. Mettere o non mettere il reggiseno, seno giù o seno sù, uomini e donne, sesso e sessualità, apparenza... i pensieri a cui rimanda questa ricerca li ritengo senza senno e sempre tesi a sfruttare l'inconscio collettivo per il business.


Link: la notizia della ricerca
Link: La maglietta

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Enuresi notturna e mutande che suonano

martedì 9 aprile 2013

L'enuresi notturna è l'incapacità di trattenere la pipì. I motivi per cui accade ciò possono essere diversi (ritardo cognitivo, problemi fisiologici, stress psicologici...) e, anche i "cosa fare" sono numerosi, una volta appurato che i problemi non sono di origine fisica.

I consigli possono essere svariati e vanno dal non far bere il bambino prima di andare a dormire al seguire un trattamento psicologico. Rispetto a quest'ultimo la scelta del genitore può ricadere nel ventaglio di possibilità offerte dagli svariati approcci psicologici. Il titolo del post vuole richiamare l'attenzione e la riflessione proprio  su uno degli strumenti offerti dall'approccio comportamentale: il campanello!!!

Come funziona?
Un tempo c'era un sensore sotto il lenzuolo, oggi ci sono gli slip. Questi suonano quando si bagnano. Così succede che il bambino appena fa pipì si sveglia con il fastidioso suono prodotto dal sensore. Questo meccanismo fa in modo che al comportamento pipì a letto venga associata una conseguenza fastidiosa: lo svegliarsi. La ripetizione di una associazione di questo tipo, fa in modo che il bambino impari a trattenere la pipì, evitando così l'indesiderato risveglio.

Il problema di queste tecniche comportamentali è che bisogna essere molto rigorosi nel rispettarle e nel rispettare tutta una serie di accorgimenti da tenere presenti (pena, a volte, del successo) come, ad esempio: far cambiare il bambino da solo dopo l'incidente, non permettere la presa in giro degli eventuali fratelli, non sgridarlo e non essere nervosi...
Sono accorgimenti che non sempre si riesce a rispettare o a far rispettare perché riguardano una sfera che è difficile da gestire: la sfera emotiva!!!! Pensate infatti ad una mamma che si deve svegliare nel pieno della notte, con una stancante giornata che precede, ed una che dovrà venire, magari un po' di nervosismo è lecito... Inoltre, sconsiglio vivamente l'utilizzo della mutandina senza recarsi da uno psicologo esperto che sappia dare le indicazioni correte su come comportarsi e cosa fare.

Questo post non vuole essere una critica agli approcci comportamentali, ma vuole essere una riflessione sul fatto che spesso, troppo ultimamente, l'accento viene posto prevalentemente sul comportamento da correggere in sé, tolto dal contesto in cui esso accade, come se il comportamento che una persona mette in atto possa essere in qualche modo scollegato dalle emozioni che prova, dal contesto in cui accade, dalle relazioni con le persone importanti. Ciò è impossibile!! Allora, forse, oltre alle mutandine con il campanello c'è bisogno di cercare di capire perché quel bambino non riesce a controllare gli sfinteri, cosa ci vuole comunicare, che disagio sta vivendo.... E, una volta inquadrato, provare a "lavorare" sulle emozioni e sulle relazioni, andare a fondo e offrire gli strumenti emotivi necessari per un migliore equilibrio psichico e, perché no, per far fronte anche alla presa in giro.

Ovviamente, meglio la mutandina che suona piuttosto che l'utilizzo di farmaci!!!!

Link - dove comprare la mutandina che suona
Link - articolo sull'enuresi notturna
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Psicoterapie e lacrime dello psicoterapeuta

venerdì 5 aprile 2013

Grazie al blog delle ragazze, leggo di una ricerca pubblicata su PsycNET a febbraio che pone l'accento sul piangere durante la terapia, non da parte del cliente, ma anche dello psicoterapeuta.

all'inizio dell'abstract si legge che la letteratura ha ignorato il tema del pianto in terapia, ma non è vero. Forse lo ha fatto la ricerca, la letteratura invece è interessata moltissimo al tema delle emozioni dello psicoterapeuta che lavora proprio tramite le emozioni che prova. Così accade che se il cliente porta dei vissuti particolarmente dolorosi e l'empatia dello psicoterapeuta è, diciamo, sintonizzata, è possibile che anche lui pianga insieme al suo cliente.

La sintonizzazione emotiva, o empatica, deve essere presente sempre in terapia, per qualsiasi emozione: tristezza, rabbia, gioia. In fondo è sempre così. Se ci pensate, è normale immaginarsi che lo psicoterapeuta possa ridere di una battuta o di un evento raccontato. La notizia, data al contrario non ci sorprenderebbe: "Gli psicoterapeuti ridono insieme ai loro clienti". Leggere un titolo del genere fa anche ridere, appunto!!
Domandiamoci il perché.

Ormai sono diversi anni che non si pensa più allo psicologo come a qualcuno di impassibile ed emotivamente sordo ai vari racconti: ci si è accorti che è impossibile.

Però, da parte del nostro psicologo, accettiamo una risata e non un pianto? Perché?
Forse perché pensiamo che il pianto sia sinonimo di debolezza, e uno psicologo che piange "appresso al suo cliente" vuol dire che è troppo empatico, quindi troppo debole e non potrà aiutarlo?

Vi assicuro che non è così.
Provare le emozioni dell'altro è fondamentale per potersi mettere nei suoi panni, o almeno provarci.
Provare le emozioni dell'altro, significa potergli stare più vicino emotivamente.
Provare le emozioni dell'altro aiuta a cercare il modo migliore per aiutare, per far riflettere, per far vedere la cosa da un altro punto di vista.
Ascoltare emotivamente significa sentire l'emozione, sentendo l'emozione la si esprime, ognuno nel suo modo (così anche lo psicologo-psicoterapeuta). Il lavoro dello psicoterapeuta è poi quello di "uscire" da una empatia bloccante ed aiutare l'altro a fare la stessa cosa, cioè a non farsi bloccare dalle proprie emozioni.
Questa è la base per ogni relazione terapeutica.

Link: il blog delle ragazze
Link: PsycNET
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Gesticolare aiuta la memoria degli studenti per la matematica

mercoledì 3 aprile 2013

Uno studio condotto da Kimberly Fenn dimostra che i ragazzi a cui si spiega la matematica accompagnando la lezione con gesti che richiamano ai concetti, ricordano meglio di ragazzi a cui gli stessi concetti matematici vengono spiegati con il solo uso della voce.

Penso che la spiegazione risiede nel fatto che i gesti rimandano immediatamente a immagini visive e ad associazioni che sono i principali strumenti per la memorizzazione (insieme alla reiterazione o ripetizione).

Oltre che matematica è pensabile che le spiegazioni degli insegnanti, più sono accattivanti meglio vengono ricordate dagli studenti, al di là del contenuto: tono della voce enfatizzato nei punti giusti, gesti più o meno plateali a seconda del momento, battute. Il tono di voce monotono non aiuta, non solo la memoria, ma prima ancora l'attenzione che, come ben sappiamo, è la "mamma" della memoria!!!

Il modo di spiegare accattivante, non si insegna... perché dipende dalla passione verso ciò che si insegna e verso l'insegnamento stesso.

Buona scuola a tutti ^__^

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La nostra squola

Maestra: scuola si scrive con la "c".
Alunno: si, ma solo quando è corretta!


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