domenica 4 ottobre 2009
Punti di vista
ma possono mutare,
a seconda dei punti di vista considerati.
Una casa è una casa
e non cessa di essere una casa,
anche se guardata da punti di vista diversi,
ma, è comunque una diversa casa.
E così possono cambiare i nostri punti di vista sulle cose,
che affrontiamo ogni giorno.
Forse,è il solito, consueto punto di vista sulle cose,
che ce le fa affrontare sempre allo stesso modo,
ottenendo le consuete risposte (G. Gamberini).
La realtà, gli eventi, le relazioni assumono un punto di vista diverso a seconda della persona che le vive. Una relazione non sarà mai “raccontata” in modo uguale nemmeno dalle due persone che la vivono.
Ognuno di noi possiede delle “lenti” con cui guarda, percepisce, pensa.
Lenti che si sono costruite nel tempo tramite le esperienze vissute, l'educazione ricevuta, le modalità relazionali con le figure primarie di attaccamento, il modo con cui i nostri sensi hanno percepito e percepiscono il mondo.
Il modo di guardare a ciò che ci circonda può essere cambiato: Milton H Erickson considerava il cambiamento del punto di vista come la cosa più importante che si poteva ottenere da una terapia, perché segnava l'inizio di un mutamento, che sarebbe poi proseguito a cascata: se io cambio il mio modo di guardare alle cose le affronterò in modo diverso, cosicché otterrò risposte diverse.
Il cambiamento è difficile ma possibile, e lasciandosi andare ad esso si possono scoprire nuove verità rimanendone spesso sorpresi.
Questa estate mi sono imbattuta nei Nuovelle Vague, progetto musicale francese di Marc Collin e Olivier Libaux che si propone di riprendere alcuni classici della new wave e del punk anni 80 e reintepretarli in stile bossanova (in portoghese "voce nuova", ma nel gergo urbano brasiliano, alla lettera, “nuovo pallino” ossia particolare fissazione, è un genere musicale, nato in Brasile alla fine degli anni '50, che trae origine dal samba, in particolare nella forma detta samba canção e, in genere, dalla tradizione musicale brasiliana. È ispirato culturalmente dalla "rive gauche" francese, dalle atmosfere minimaliste di certa musica europea e statunitense dell'epoca, ma soprattutto, dalla atmosfera di rinascita economica e nazionalista del Brasile).
Il nome del progetto, Nouvelle Vague, è un gioco di parole che indica in primo luogo la nazionalità del gruppo, facendo riferimento al celebre movimento del cinema francese dagli anni '60 (la Nouvelle Vague, appunto).
(Un cinema, si è detto, dai toni moralistici e dalle tematiche universali, che veniva considerato dall’opinione pubblica quanto di più distante da una forma d’arte, quasi ridotto a un mero e semplice strumento di intrattenimento. L’amore e il rapporto mistico-religioso con lo schermo, portarono gli intellettuali della Nouvelle Vague a rifiutare una simile concezione di cinema, ed a sviluppare quella che loro stessi denominarono “Politica degli autori”, secondo la quale un film non coincide mai con la sua sceneggiatura, o la sua scenografia, o ancor meno con i suoi attori, bensì con l’uomo che l’ha girato. Il regista diviene così un vero e proprio “scrittore di cinema” che utilizza consapevolmente il mezzo cinematografico per comunicare con lo spettatore attraverso non solo la semplice trama, ma con determinate scelte stilistiche capaci di delineare nel loro insieme una precisa realtà artefatta e significante, che rende possibile riconoscere dai primi fotogrammi di una pellicola il suo autore. Alcuni esponenti sono: François Truffaut, Jean-Luc Godard, Jacques Rivette, Claude Chabrol).
Fin dal primo album, ci sono le due principali caratteristiche del gruppo: la presenza di cover di canzoni degli anni ottanta riarrangiate in stile bossanova; la presenza, oltre che dei due ideatori del progetto, di molte altre figure musicali di diversa nazionalità e stile.
Le varie cantanti che si alternavano nel gruppo erano solite cantare solo canzoni con cui non erano familiari, per assicurare in questo modo che ciascun pezzo avesse una sua originalità.
Inserisco due video: la canzone originale e la cover proposta dai Nuovelle Vague, per usarli come metafora di come uno stesso evento possa avere due punti di vista diversi. Buon Ascolto!
Guns of Brixton - The Clash
Guns of Brixton - Nouvelle Vague
(Informazioni prese da Wikipedia)
domenica 6 settembre 2009
Il corpo, la mente e l'esperienza traumatica
Così, molte persone che non sono riuscite a fare crescere in loro questa meravogliosa storia d'amore, si sono ritrovate ad avere un corpo scollegato dalla mente. Corpo pieno di pulsioni, emozioni, sensazioni che, la mente, influenzata da una morale basata su tale separazione, vede come qualcosa di brutto, da far soccombere o da tenere nel segreto.
Il segreto, la violazione di regole, l'impossibilità di rendere parlabili alcuni pensieri fa sì che proprio quelle pulsioni, quelle emozioni e sensazioni vengano messe in atto senza una riflessione adeguata, senza una elaborazione che porta alla conoscenza di se stessi e fa comprendere il perché di certi pensieri.
Quando si mette in atto una pulsione orientata al bene non c'è niente di male, anzi. I problemi nascono quando le pulsioni e i pensieri messi in atto entrano nella sfera del male. Il superamento di questo confine porta a scendere in un abisso, la cui risalita è quasi impossibile e la mente “criminale” si nutre e cresce. Il proprio corpo perde importanza. Il corpo degli altri perde importanza, diventa oggetto per sfogare le proprie pulsioni malate.
Uomini che violentano donne, uomini che uccidono altri uomini, donne che uccidono i loro figli, bambini violati nella loro intimità da adulti da cui cercano solo amore e attenzione...
E la vittima?
Chi ha subito un trauma, trauma che è sempre collegato al corpo direttamente o tramite influenze di manipolazione psicologica, intraprende la strada, o forse continua, della separazione tra la propria mente e il proprio corpo. Ma, nonostante la “separazione” la mente influisce sul corpo, e viceversa. La separazione è infatti paradossale: sono entrambi sempre e in qualche modo uniti, ma tramite una unione malata.
Così ecco arrivare le malattie psicosomatiche, il disturbo post-traumatico da stress (che fa ripercorrere tramite pensieri, sogni o azioni, l'esperienza trumatica subita), o, nel peggiore dei casi, ci si identifica con il proprio carnefice.
La consapevolezza delle basi psicologiche della malattia può facilitare il processo di guarigione. Se si prende consapevolezza dei conflitti che influiscono sul proprio corpo, ci si può adoperare per superarli.
Chi ha subito un trauma infantile, o anche nell'adultità, ha maggiori problemi di salute rispetto a chi non lo ha subito. Disturbi che riguardano sia il corpo che la mente.
Il problema maggiore di chi ha subito un trauma è che spesso non ne può parlare. Si pensi ai traumi legati alla sessualità, ad esempio, come l'abuso sessuale infantile o uno stupro.
Parlare fa bene, è un bisogno: tramite la parola si capiscono molte cose, si viene a contatto con parti di sé e dell'altro altrimenti non ispezionabili che rimangono nell'inconscio.
Quando non si può parlare di un trauma subito si attua una inibizione attiva che pervade ogni ambito della propria vita, e il trauma riemerge incessantemente tramite sogni, odori, luci, colori, sensazioni ed emozioni, ma anche tramite azioni, comportamenti e scelte.
Come fare? Si può scrivere.
Pennebaker con il suo libro “Scrivi cosa ti dice il cuore” offre l'opportunità di apprendere un particolare modo di scrivere sul proprio trauma e tramite delle ricerche da lui effettuate ha dimostrato che scrivere porta ad una salute mentale e corporea maggiore.
Non solo.
L'esperienza traumatica viene ad assumere dimensioni diverse, più controllabili, più consapevoli. Ci si dà la possibilità di crescere, di maturare e di diventare delle persone più equlibrate.
giovedì 13 agosto 2009
Chiamare la morte

lunedì 10 agosto 2009
Avevo sei anni e mezzo

In quarta di copertina:
"Di fronte al portone, suono schiacciando forte il pulsante del citofono. Mi volto e saluto con la mano Flavio e sua mamma, che mi fanno ciao e se ne vanno. Forse pensano che qualcuno mi abbia aperto. Citofono di nuovo, schiacciando più forte, una, due volte... Non c'è nessuno in casa, e nessuno in strada. Mi guardo intorno, ho sei anni e mezzo, e ho paura".
Questa è la storia di Simone. Siamo in un parco alla (periferia di Torino, uno spiazzo un po' brullo riecheggiante dì grida gioiose, di cigolii d'altalena, di mamme che chiamano ad alta voce i loro figli. Ma è anche un terreno di caccia, per qualcuno che se ne sta tranquillo su una panchina a osservare quello che succede intorno a lui, ad aspettare il momento buono. Per alzarsi, avvicinarsi. Magari regalare due parole dolci, fare una carezza. Qualcuno che il protagonista di questa scioccante storia vera chiama il Falco. Se questa storia è stata scritta, è perché il bambino di allora oggi è cresciuto, ma il Falco è rimasto a lungo con lui, come un dolore sotto pelle, un disagio quotidiano durante gli anni della crescita, per manifestarsi in attacchi di panico improvvisi, mentre l'adolescenza sembrava scorrere normale come quella di molti suoi coetanei. E proprio quando Simone sembrava aver rimosso tutto quanto, ecco che il Falco si ripresenta nella sua vita.
La narrazione è terapeutica. Scrivere questo libro, per Simone, deve essere stato duro come deve esserlo stato leggerlo per le persone che lo conoscono e che gli vogliono bene. Ma, credo che il senso di liberazione provato sia stato appagante, almeno in parte.
In parte, perché il trauma causato dall'abuso sessuale infantile è un trauma che entra nella persona, che lo fa diventare l'uomo che è.
Ripercorrendo la sua storia, Simone ha avuto coraggio di scrivere e di descrivere ciò che il mostro faceva con lui e ciò che gli diceva, cercando di convincerlo che fosse omosessuale e che tutto quello che successe, era per colpa sua, per colpa di un bambino di 6 anni.
Simone è stato, ed è, non solo coraggioso ma ama la vita, ama l'amore e vuole farcela: il suo scritto ne è la testimonianza.
domenica 2 agosto 2009
La libertà di stampa in Italia

sabato 1 agosto 2009
Il Papa propone modelli
(ANSA) - CITTA' DEL VATICANO, 1 AGO - Il papa esorta i campioni di nuoto ad essere un esempio per i propri coetanei e a nuotare verso piu' 'impareggiabili' ideali. (l'articolo continua qui)



(Foto: 3 foto della Pellegrini in "abiti succinti")
martedì 28 luglio 2009
domenica 19 luglio 2009
sabato 18 luglio 2009
Nulla succede per caso

"Ogni rapporto è una specie di sincronicità: un evento unico in cui un incontro esterno di individui assume rilevanza emotiva, simbolica e trasformativa.
Molti degli eventi sincronistici.. mostrano che siamo collegati agli altri con legami molto più forti di quanto spesso non siamo in grado di riconoscere, e che ognuna delle coincidenze significative qui riportate conferma il concetto junghiano di inconscio collettivo, secondo cui ogni essere umano condivide a livello psicologico e spirituale un legame con tutti gli altri esseri umani.
Quasi fossimo personaggi di un intreccio, incontriamo spesso la persona o le persone che dobbiamo incontrare. In momenti di crisi o di grande apertura entra in scena per caso un personaggio che diventa per noi una delle figure principali nella storia della nostra esistenza: un coniuge, il nostro migliore amico, l'amore della nostra vita. In altri momenti, quando siamo soddisfatti di noi e della nostra esistenza, si manifestano dei legami che, quasi si trattasse di una forza della natura, sembrano destinati ad emergere.
In altri momenti ancora, quando per paura o per egoismo ci estraniamo dal mondo, gli eventi sincronistici attivano rapporti che ci ricordano con insistenza, ossessivamente, l'impossibilità di ignorare del tutto i nostri legami con gli altri. Quando si verificano eventi simili percepiamo più profondamente la storia che stiamo vivendo, la storia che dice: tu non sei solo.
L'amore è un desiderio primordiale degli esseri umani o, per usare un'espressione di Jung, una realtà archetipica. Poiché ricorriamo alle storie per dare significato e struttura agli eventi, è nelle nostre storie d'amore e di amicizia... che cogliamo una rilevanza unica. La sincronicià di coloro che amiamo, dunque, non risiede soltanto nelle incredibili circostanze in cui si sono formate le nostre storie d'amore, ma nel significato interiore che vediamo e viviamo in queste storie della nostra esistenza".
Dal libro "Nulla succede per caso" di R. H. Hopcke
domenica 12 luglio 2009
Domenica di relax
Dicono che tutti i giorni dobbiamo mangiare una mela per il ferro e una banana per il potassio. ... anche un'arancia per la vitamina C e una tazza di thè verde senza zucchero per prevenire il diabete.
Tutti i giorni dobbiamo bere due litri d'acqua (sì, e poi pisciarli, che richiede il doppio del tempo che hai perso per berli).
Tutti i giorni bisogna bere un Actimel o mangiare uno yogurt per avere i 'L.Cassei Defensis', che nessuno sa bene che cosa cavolo sono però sembra che se non ti ingoi per lo meno un milione e mezzo di questi bacilli (?) tutti i giorni inizi a vedere sfocato.
Ogni giorno un'aspirina, per prevenire l'infarto, e un bicchiere di Vino rosso, sempre contro l'infarto ed un altro di bianco, per il sistema nervoso, ed uno di birra, che già non mi ricordo per che cosa era.
Se li bevi tutti insieme, ti può venire un'emorragia cerebrale, però non ti preoccupare,perché non te ne renderai neanche conto.
Tutti i giorni bisogna mangiare fibra. Molta, moltissima fibra, finché riesci a cagare un maglione.
Si devono fare tra i 4 e 6 pasti quotidiani, leggeri, senza dimenticare di masticare 100 volte ogni boccone. Facendo i calcoli, solo per mangiare se ne vanno 5 ore. ... ah, e dopo ogni pasto bisogna lavarsi i denti, ossia dopo l'Actimel e la fibra lavati i denti, dopo la mela i denti, dopo la banana i denti... e così via finché ti rimangono 3 denti in bocca, (così non perdi tempo con il filo interdentale) ... e non dimenticare di massaggiare le gengive e di fare il risciacquo con Listerine...
Bisogna dormire otto ore e lavorarne altre otto, più le 5 necessarie per mangiare, 21. Te ne rimangono 3, sempre che non ci sia traffico.
Secondo le statistiche, vediamo la tele per tre ore al giorno (.. ma chi !?).
Già, non si può, perché tutti i giorni bisogna camminare almeno mezz'ora (attenzione: dopo 15 minuti torna indietro, se no la mezz'ora diventa un´ora).
Bisogna mantenere le amicizie perché sono come le piante, bisogna innaffiarle tutti i giorni (anche quando vai in vacanza, suppongo).
Inoltre, bisogna tenersi informati, e leggere per lo meno due giornali e un paio di articoli di rivista, ...per una lettura critica.
...Ah ! Si deve fare l'amore tutti i giorni, però senza cadere nella routine: bisogna essere innovatori, creativi, e rinnovare la seduzione.
Bisogna anche avere il tempo di spazzare per terra, lavare i piatti, i panni, e non parliamo se hai un cane, un gatto o ... dei figli ?!
Insomma, per farla breve, i conti danno 34 ore al giorno. L'unica possibilità che mi viene in mente è fare varie cose contemporaneamente: per esempio:
- ti fai la doccia con acqua fredda e con la bocca aperta così ti bevi i due litri d'acqua. - mentre esci dal bagno con lo spazzolino in bocca fai l'amore (tantrico) col compagno/a che nel frattempo guarda la tele e ti racconta, mentre tu lavi per terra.
- ti è rimasta una mano libera ? Chiama i tuoi amici! E i tuoi genitori. Bevi il vino (dopo aver chiamato i tuoi ne avrai bisogno).
- il BioPuritas con la mela te lo può dare il tuo compagno/a, mentre si mangia la banana con l'Actimel, e domani fate cambio.
- però se ti rimangono due minuti liberi, invia questo messaggio ai tuoi Amici (che bisogna innaffiare come una pianta).
- adesso ti lascio, perché tra lo yogurt, la mela, la birra, il primo litro d'acqua e il terzo pasto con fibra della giornata, già non so più cosa sto facendo ... però devo andare urgentemente al bagno. ... già che sono là ne approfitto per lavarmi i denti....
SE TI HO GIÁ MANDATO QUESTO MESSAGGIO, PERDONAMI ... SAI É L'ALZHEIMER, CHE NONOSTANTE IL MIO SANO STILE DI VITA NON SONO RIUSCITO A COMBATTERE.































