Quando emicrania ed ansia si tengono a braccetto

Il mal di testa è un male diffuso e comune: in Italia ne soffrono circa 26 milioni di persone. Più colpite le donne in un rapporto di tre volte superiore a quello degli uomini.

Il mal di testa più diffuso (tra il 70% e il 90% a seconda delle ricerche) è la cefalea di tipo tensivo.
Il dolore viene descritto come una forte sensazione di compressione della testa, non pulsante, frequentemente bilaterale. Il dolore può essere lieve, moderato, ma anche molto intenso.
Generalmente dura dalle 4 alle 6 ore, ma può anche manifestarsi per minuti, per un giorno intero (scomparendo durante la serata), per diversi giorni o addirittura mesi. Può essere presente un aumento del dolore alla palpazione manuale. A volte è accompagnata da nausea, fino a casi più gravi che portano al vomito.
La comparsa della cefalea di tipo tensivo è causata da stress emotivi, ansia e depressione.

Ma, cosa accade nel corpo, quando si ha il mal di testa di tipo tensivo?

Dal punto di vista fisico, si rileva un irrigidimento della muscolatura cervicale e delle spalle, con conseguenti dolori che vanno dalla zona occipitale fino alla fronte.
Spesso si ricorre all’uso di farmaci che interrompono la conduzione dell’informazione del dolore ai centri preposti nel cervello, con la conseguenza che il dolore non si avverte più nonostante l’irrigidimento della muscolatura sia ancora attivo.

E la “mente” che ruolo ha?

Quando non sono ti tipo organico, le cefalee hanno spesso una origine psico-emotiva sollecitata da ansia e paure, quali: difficoltà ad “abbandonarsi” alla vita, tendenza a rimuginare sui propri pensieri, stress emotivi, cambiamenti ed imprevisti giornalieri, paura di perdere il controllo delle situazioni e di se stessi.

L’origine psico-emotiva della cefalea potrebbe essere considerata come una difesa psicologica a situazioni che, ad esempio, non si vogliono affrontare, o che sollecitano un carico emotivo molto forte che si vuole rimandare. Accade quindi che l’arrivo del mal di testa fa rimanere a casa, fa prendere un giorno di malattia dal lavoro, si usa per “allontanare” problemi o persone con frasi tipo “Scusa, ma oggi ho mal di testa”.
Purtroppo i comportamenti di evitamento tendono a far aumentare il dolore causato dalla cefalea.

Il mal di testa diventa quindi lo specchietto che mette in risalto una difficoltà della persona a gestire la vita quotidiana, fino ad assumere, in situazioni più gravi e associate a problematiche psicologiche o psichiatriche, come ansia e depressione, la forma di un mal-essere, cioè di un disagio esistenziale. Alcune ricerche sottolineano, inoltre, un ruolo importante svolto dall’aggressività repressa nella comparsa delle cefalee.
Le persone che somatizzano, cioè che in seguito a stress emotivi riversano tali tensioni sul corpo, hanno spesso una difficoltà tale a riconoscere le proprie emozioni e la propria sofferenza psicologica che li porta a rifiutare qualsiasi tipo di aiuto che non sia farmacologico.

Se non si vuole prendere un farmaco, cosa fare?

Esistono oggi molti approcci che cercano di risolvere le cefalee non secondarie (di origine organica), oltre ai farmaci. Ad esempio: 
  • Protocollo dell’Istituto Superiore di Sanità per le cefalee
  • Agopuntura
  • Yoga
  • Body-Mind Centering
  • Percorsi psicoterapeutici
Tutti questi approcci possono essere provati singolarmente o congiuntamente. E’ da tenere presente che la loro efficacia dipende dal grado di consapevolezza e quindi di controllo che si può avere sul proprio corpo e sulle proprie emozioni.
Ad esempio, un percorso psicoterapeutico unito allo yoga, o ad una disciplina che lavora sulla consapevolezza del respiro, possono aiutare maggiormente, fino alla risoluzione del problema senza l’aiuto dei farmaci.

Sono diversi i percorsi psicoterapeutici tra cui poter scegliere. Ad esempio, l’approccio cognitivo-comportamentale può lavorare nell’aiutare il paziente ad identificare e modificare risposte comportamentali errate che possono scatenare o aggravare il mal di testa; la terapia ipnotica è utile sia nel controllo delle risposte comportamentali che nell’apprendimento del rilassamento e nella gestione di ansia e stress; gli approcci psicosomatici lavorano verso un processo trasformativo consapevole nel paziente volto a riallacciare la persona sofferente con il suo corpo sofferente; le psicoterapie di gruppo cercano di far accedere il cliente al mondo interiore emotivo individuale ma anche gruppale, grazie ad una rielaborazione di ciò che accade nel gruppo, cosa che permette il successivo cambiamento.
Quando emicrania ed ansia si tengono a braccetto Quando emicrania ed ansia si tengono a braccetto Reviewed by Paola Romitelli on 16:35 Rating: 5

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