sabato 29 dicembre 2007

Tuo Luigi

Trascrivo una delle lettere che Luigi Rocchi, malato di distrofia muscolare di Duchenne dalla nascita, scrisse.

Dal libro "Tuo Luigi. Lettere e scritti di Luigi Rocchi":

"[...] Ma proprio in chiusura del documentario si apprende una curiosa notizia: a Las Vegas non ci sono cimiteri. E non ci sono - ho saputo poi - neanche ospedali, case di cura, manicomi, ospizi per vecchi.

Non è che i cittadini non si ammalino, non invecchino e non muoiano: semplicemente a Las Vegas è tassativamente proibito ammalarsi, invecchiare, morire. I ...'trasgressori' vengono acciuffati nel loro letto, presi di peso e spediti il più lontano possibile.

La Malattia, la Vecchiaia, la Morte non hanno cittadinanza a Las Vegas ed è quasi un reato portare nel corpo le stigmate del dolore, della menomazione e i segni della decadenza. Non si deve turbare la frenesia gioiosa del resto della popolazione.

Però, però, ...non esiste solo a Las Vegas questa pretesa assurda, disumana, idiota, questa 'spietata legge delle apparenze', mi dissi alla fine del documentario. E risentii nel mio animo le cento e cento occasioni in cui pure io, con il mio male e le mie menomazioni, potei vivere la triste esperienza di essere considerato elemento 'conturbatore' di una società che alza le cortine per proteggersi da realtà sgradite ed etichetta questa sua egoistica paura con nomi ipocritamente umanitari.

Non avete fatto anche voi, amici malati, questa esperienza? E' accaduto anche recentemente, che, in varie località balneari in ameni luoghi di villeggiatura, si è proibito il soggiorno a bambini spstici, o a soggetti menomati. Alcuni alberghi hanno sbattuto loro la porta in faccia e delle giunte comunali hanno deliberato che 'per non umiliare queste creature sfortunate con la vista di persone sane, si doveva usare l'umanità di non metterle a confronto con loro...'.

[...]

La gente non vuole che si ricordi loro la fragilità della salute, la brevità della giovinezza, la realtà della fine, del disfacimento. Un malato è come un cartello segnaletico piantato lì, in mezzo alla giostra, ad indicare che l'uomo è un essere precario, che il suo corpo è soggetto a malattia, a decandenza.

L'ammalato 'è un profeta scomodo' che ci invita a ritrovare noi stessi, che ci costringe a vedere i nostri limiti, che ci richiama all'umiltà e ci fa sentire quali veramente siamo: piccoli uomini precari e che possono superare tale intrinseca nullità solo riconoscendosi fratelli e bisognosi di amore scambievole".


Luglio 1975

Cosa si fa sui mezzi pubblici?

Mancano ancora due giorni per votare prima della fine del sondaggio, ma non credo che qualcuno lo farà, quindi si può dire che il sondaggio è finito.
Hanno votato poche persone per poter fare dei commenti, però sono pur sempre dei risultati: su 25 persone che hanno avuto accesso (?) al blog i risultati si distribuiscono in questo modo:


Se usate i mezzi pubblici spesso e per più di mezz'ora, come impiegate il tempo?

Guardo le persone che salgono e scendono 8 (32%)

Organizzo gli appuntamenti di lavoro 1 (4%)

Leggo un libro o un quotidiano 8 (32%)

Aspetto di arrivare a destinazione e, in qualche modo, mi "assento" 7 (28%)

Studio 1 (4%)
venerdì 28 dicembre 2007

Confrontarsi, discutere, imparare

Salve a tutti, saluto il 2007 pubblicando oggi il mio primo forum http://ilprisma.forumfree.net/ in cui vi invito per l'iscrizione. Colgo anche l'occasione per ringraziare tutte le persone (1562 accessi unici) che sono venute a 'curiosare' sul presente blog e tutte le persone che trovandolo interessante sono tornate, arrivando a leggere 4573 pagine.
martedì 11 dicembre 2007

Nuovo blog

Ho inaugurato oggi un altro blog "Senza Rumore" su cui vorrei scrivere riflessioni di un mondo silenziosamente presente a cui vorrei dare più voce. Chi vuole può apportare il suo contributo con commenti (che saranno, per ovvi motivi, moderati) o anche inviandomi un post che sarò lieta di pubblicare alla mail paolaromitelli@gmail.com Ciao a tutti e...accorrete numerosi!
lunedì 10 dicembre 2007

Chi guida l'automobile?

Passo molto tempo in macchina: percorro circa 50 km al giorno in macchina, nel traffico romano. In tutto questo tempo ho potuto osservare gli altri automobilisti ed ho notato, purtroppo, una forte diminuzione dei gentiluomini che cedono il passo alle 'donzelle' (vi assicuro che è un comportamento sempre notevolmente gradito dal gentil sesso, anche quando afferma il contrario), agli anziani, ai pedoni, ai bambini, ai motorini e, un aumento di comportamenti alla guida dell'auto che richiamano vagamente il comportamento animale (quegli esseri con molti peli più di noi con cui dobbiamo condividere parte del territorio presente sulla Terra). Ad esempio: - se si ha la macchina più grande, si è anche più ricchi, quindi più forti, acquisendo il diritto di: passare per primi anche se la precedenza è di altri, posizionarsi con prepotenza ed aggressività nel 'culo' della macchina davanti che va più lenta, sorpassare alla destra delle altre macchine (pur vivendo in Italia dove 'si tiene' la destra), superare del 100% i limiti di velocità e suonare a chi li rispetta dandogli della 'lumaca' (nel migliore dei casi), e via dicendo. Il bello è che i guidatori delle macchine più piccole, quindi dei più poveri, quindi dei più deboli, in qualche modo gli danno ragione, come se chi possiede una macchina più piccola pensasse: " ha la macchina più grande, è più potente, perciò lui è il capo branco e 'può'". Tipico modo di agire degli animali: il più forte comanda, il più debole ubbidisce. Del resto è anche la nostra natura, quella animale, no? La cosa 'bella', inoltre, è che la macchina sembra non avere sesso. Cerco di spiegarmi meglio: non è importante chi è alla guida di una macchina potente, maschio o femmina che sia, è la macchina che esprime chi comanda. Infatti chi comanda può anche andare piano, ricevendo con grande probabilità meno insulti e suonate di clacson (a volte niente di tutto ciò) dagli altri guidatori, chiunque esso sia. E' la macchina che riceve attenzione, non chi la guida! Quindi, si può dire che la macchina permette di affermare la propria superiorità, il proprio potere, il proprio dominio sull'altro, senza badare a nient'altro. (Pensate quanto rispetto ci può essere per gli anziani, per chi sta imparando a guidare e per chi trasporta un bambino, una persona con handicap o un animaletto, ecc. ecc.). In pratica, guidare ci fa tornare alle nostre 'origini animalesche': vince chi è più grosso, più bravo, più veloce, insomma, vince chi è "più"! Ma, gli esseri umani, non hanno qualcosa in più rispetto agli animali? Ma è davvero così difficile concedere un po' di rispetto agli altri?
domenica 2 dicembre 2007

Oltre l'omosessualità

E' da diverso tempo che desidero scrivere un commento su questo libro, ma non lo trovo semplice.

E' un libro particolare: porta avanti una teoria sull'omosessualità controcorrente e, nello scrivere una semplice recensione, non vorrei scatenare le ire di nessuno.

L' argomento è comunque complicato, ed è possibile che la lettura di questo post possa procurare dell'aggressività in chi lo legge, questo purtroppo non posso evitarlo. L'unica cosa di cui pregherei (so che sto mettendo le mani avanti, ma preferisco così) è di matenere un tono educato nei commenti che se volete, potete esprimere.

La lettura di questo libro mi ha portato a riflettere su molti aspetti dell'omosessualità che non avevo mai considerato. Di cui vorrei accennarne solo uno in particolare.
Intanto J. Nicolosi, l'autore del libro, non parla di omosessualità, ma di comportamento omosessuale.

Parla di uomini omosessuali che hanno cercato di accettare la loro identità gay, ma che rimanendo infelici e insoddisfatti sono approdati alla 'terapia riparativa' di Nicolosi, un tipo di psicoterapia che li aiuta a liberarsi dal conflitto relativo all'identità di genere.
Secondo Nicolosi il comportamento omosessuale deriva dal tentativo della persona di allentare l'alienazione che prova rispetto alla propria mascolinità.
Tale alienazione deriva da un modello maschile non sufficiente, non buono, con cui è stato a contatto il bambino: il padre, in qualche modo debole, assente dal punto di vista emotivo che non è in grado di far fronte all'eccessiva influenza materna. Spesso viene descritto dai clienti di Nicolosi, come un padre 'non coinvolto e inadeguato'.
La conseguenza è una mancanza di formazione di un modello maschile dentro di sé, e così si continua a cercare quella immagine di mascolinità fuori di sé, con la conseguente percezione di essere innamorati di altri uomini e l'instaurarsi del comportamento omosessuale.

Quasi in ogni pagina di questo libro ho trovato degli spunti di riflessione che non troverebbero il giusto spazio in un post di qualsiasi blog, perché troppo ci sarebbe da scrivere, da ribattere, da ricordare, da commentare.

La riflesssione maggiore che mi pongo è questa: ho letto poco sull'omosessualità e qualcosa in più sull'abuso infantile.

Che c'entra l'abuso infantile?
Purtroppo pare che c'entri!

Diversi libri enunciano delle ricerche per cui sembra che una delle conseguenze dell'abuso infantile sui bambini maschi sia proprio l'omosessualità in età adulta.

La maggior parte dei casi descritti da Nicolosi, parlano di abusi subiti in età infantile da adulti, fratelli, amici un po' più grandi...

Non so se l'abuso infantile possa causare effettivamente l'omosessualità, certo è che quando ho letto questo libro, il collegamento alle ricerche fatte sulle conseguenze dell'abuso infantile mi è venuto spontaneo.
Consiglio di leggere il libro di Nicolosi a chiunque si 'interessi' per qualsiasi motivo di omosessualità maschile.

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Psicologa, Psicoterapeuta - Insegnante di massaggio infantile - Facilitatrice Metodo Feuerstein

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