Il bambino con autismo a scuola

I bambini con autismo sono una sfida per tutti. Ma per la scuola, così come in Italia è concepita, lo sono 100 volte di più.

Tutti i bambini passano a scuola gran parte del loro tempo.

Tutti i bambini che vanno a scuola imparano. Imparano mentre stanno seduti e ascoltano la maestra, imparano durante la ricreazione, imparano quando si scambiano opinioni tra di loro, imparano guardando ed osservando sia i compagni che gli adulti, imparano persino quando non stanno attenti!

E il bambino con autismo?

Per lui la situazione è diversa. Non impara mentre la maestra parla, non impara durante la ricreazione, non impara in tutte le situazioni in cui gli altri imparano, non impara mentre si “riposa”.

Come mai?

Perché ha bisogno che l’ambiente venga modificato.
Perché ha bisogno di tecniche di apprendimento strutturate.
Perché, quindi, la modalità con cui imparano gli altri non va bene per lui.
Perché mentre gli altri anche quando si riposano, imparano, lui no.

La scuola fa fatica a comprendere tutte queste cose, probabilmente perché, abbandonata a se stessa, senza degli aggiornamenti specifici e pratici, approfondimenti. Dove, l’imparare facendo, la maggir parte delle volte, non riguarda l’ambito dell’handicap o almeno non dell’autismo.

Accogliere un bambino con autismo a scuola significa necessariamente cambiamento.

Cambiamento sia nell’organizzazione sia e soprattutto di mentalità. Ed è proprio il cambiamento della mentalità che risulta più difficile, fino a diventare una vera e propria “barriera architettonica” o “barriera mentale” o “barriera di mentalità”.

Insegnare significa, in senso letterale, imprimere. Nel dizionario insegnare significa esporre e spiegare in modo progressivo una disciplina, un’arte un mestiere e altro, a qualcuno perché li apprenda.

Il modo in cui apprende un bambino che appartiene alla categoria “autismo” (che sia grave o lieve come nell’Asperger) è DIVERSO dalla modalità con cui apprendono i bambini che non sono autistici.

Questo significa che mentre un bambino normodotato è capace da solo a capire cosa è superfluo e cosa è importante per apprendere una determinata cosa, il bambino con autismo non riesce a fare questa operazione. Sapendo questo, è l’adulto incaricato di provvedere a semplificare il compito, togliendo il superfluo e insegnando solo ciò che è importante.


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La nostra squolaAlunno: maestra, scuola si scrive con la "C".
Maestra: si, ma solo quando è corretta
Il bambino con autismo a scuola Il bambino con autismo a scuola Reviewed by Paola Romitelli on 10:14 Rating: 5

3 commenti:

  1. Ho lavorato a scuola come educatrice di un bambino autistico, ora ne vedo indirettamente un altro nell'asilo dove lavoro. é vero che l'ambiente va modificato e che le figure di riferimento per il bimbo debbono fare ciò (in primis insegnate di sostegno ed educatore quando questo c'è). Ma ho visto anche che con un buon lavoro di squadra anche gli altir bambini aiutano, anche se piccoli. E che bambini autistici possono imparare anche dal momento del lavarsi le mani o dalla fila per la mensa se adeguatamente strutturati.
    Non è facile, anzi spesso è una gran fatica... ma dà le sue soddisfazioni!

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  2. Buongiorno! sono mamma di un bimbo autsistico ed abitiamo in Belgio.
    Liam ha fatto un anno di asilo in una scuola normale ed i risultati erano un disastro! Ogni mattina urlava, scappava, non voleva entrare nella classe, non giocava con gli altri bimbi, non voleva mangiare in mensa, o giovare nel cortile. Si nascondeva e piangeva... insomma era un dramma e come madre ero molto preoccupata! Ad un certo punto mi hanno consigliato di metterlo in una scuola specializzata per bimbi leggermente o gravemente handicapati mentali. Al inizio non volevo perché pensavo Liam non fosse poi cosi "handicapato", ma poi ho preso la decisione di provare.
    E' stata la cosa migliore che potessi fare per Liam!
    6, invece di 25 bimbi in una classe!
    Ciascuno ad un "angolo lavoro" dove puo svolgere le sue attività in tranquilità senza essere disturbata o distratto dagl'altri!
    Ogni classe a una piccola "cucina" dove i bimbi mangiano a tavola e vengono seguiti dalla loro maestra, imparando a mangiare correttamente e con la pazienza di fargli gustare un po' di tutto ("food therapy").
    La giornata viene strutturata in modo molto rigida, efficiente... hanno un programma specifico e l'insegnamento viene a livello visivo!...quindi con immagini...
    4x/ settimana va da solo a fare un po di terapia: 2 x ergoterapia e 2x logopedia.
    In un anno Liam ha iniziato a parlare ...sorride quando va a scuola...gioca con altri bimbi ... mangia! ... ha iniziato a bere dell'acqua, (cosa che prima non faceva!)....ecc.
    Il emssaggio che volgio inviare é che la scuola DEVE essere modificata a funzione dei disabili, l'insegnamento pure! ...per un risultato ottimale!
    Mi piacerebbe sapere se esistono delle scuole equivalenti in Italia?
    saluti....

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  3. Salve,
    la testimonianza della sua esperienza è molto importante. Credo fermamente, perché visto con i miei occhi in Norvegia, che una scuola adattata alle difficoltà dei bambini e che le sappia colmare tramite tecniche adeguate sia indispensabile per tutti i bambini in difficoltà; ancor più se si tratta di disturbi generalizzati dello sviluppo.
    Sembra un paradosso, ma è proprio grazie alle scuole speciali norvegesi che questi bambini una volta diventati adulti sanno integrarsi maggiormente nella società. Durante la mia permanenza, durante neanche molto, ho incontrato spesso nei supermercati adulti autistici che facevano la spesa con competenze di autonomia molto alte.
    In Italia, purtroppo, non esistono situazioni del genere.
    Qui, ci sono i centri diurni, e un genitore può scegliere di non mandare il bambino nella scuola ordinaria per mandarlo invece nel centro diurno. Centro che potrebbe essere paragonato alle scule speciali estere. Purtroppo il personale non è altrettanto qualificato... rispetto ai colleghi esteri.

    Vista la bella esperienza che ha avuto, vorrei poterle chiedere di raccontarla in modo diverso così da poterla presentare ai genitori di bambini e colleghi che conosco.
    Se le va, può scrivermi a p.romitelli@ilprisma.org e le spiego meglio cosa intendo.
    Grazie, comunque di questa preziosa testimonianza.

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