lunedì 8 ottobre 2007

Il bambino con autismo a scuola

I bambini con autismo sono una sfida per tutti. Ma per la scuola, così come in Italia è concepita, lo sono 100 volte di più.

Tutti i bambini passano a scuola gran parte del loro tempo.

Tutti i bambini che vanno a scuola imparano. Imparano mentre stanno seduti e ascoltano la maestra, imparano durante la ricreazione, imparano quando si scambiano opinioni tra di loro, imparano guardando ed osservando sia i compagni che gli adulti, imparano persino quando non stanno attenti!

E il bambino con autismo?

Per lui la situazione è diversa. Non impara mentre la maestra parla, non impara durante la ricreazione, non impara in tutte le situazioni in cui gli altri imparano, non impara mentre si “riposa”.

Come mai?

Perché ha bisogno che l’ambiente venga modificato.
Perché ha bisogno di tecniche di apprendimento strutturate.
Perché, quindi, la modalità con cui imparano gli altri non va bene per lui.
Perché mentre gli altri anche quando si riposano, imparano, lui no.

La scuola fa fatica a comprendere tutte queste cose, probabilmente perché, abbandonata a se stessa, senza degli aggiornamenti specifici e pratici, approfondimenti. Dove, l’imparare facendo, la maggir parte delle volte, non riguarda l’ambito dell’handicap o almeno non dell’autismo.

Accogliere un bambino con autismo a scuola significa necessariamente cambiamento.

Cambiamento sia nell’organizzazione sia e soprattutto di mentalità. Ed è proprio il cambiamento della mentalità che risulta più difficile, fino a diventare una vera e propria “barriera architettonica” o “barriera mentale” o “barriera di mentalità”.

Insegnare significa, in senso letterale, imprimere. Nel dizionario insegnare significa esporre e spiegare in modo progressivo una disciplina, un’arte un mestiere e altro, a qualcuno perché li apprenda.

Il modo in cui apprende un bambino che appartiene alla categoria “autismo” (che sia grave o lieve come nell’Asperger) è DIVERSO dalla modalità con cui apprendono i bambini che non sono autistici.

Questo significa che mentre un bambino normodotato è capace da solo a capire cosa è superfluo e cosa è importante per apprendere una determinata cosa, il bambino con autismo non riesce a fare questa operazione. Sapendo questo, è l’adulto incaricato di provvedere a semplificare il compito, togliendo il superfluo e insegnando solo ciò che è importante.


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La nostra squolaAlunno: maestra, scuola si scrive con la "C".
Maestra: si, ma solo quando è corretta

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