mercoledì 5 settembre 2007

Autismo e sostegno nelle scuole

TERAMO - Con la ripresa dell'anno scolastico tornano in primo piano le proteste per i tagli degli insegnanti, in particolare quelli di sostegno agli alunni portatori di handicap. A sollevare il caso è Virginia Sacripante, residente a Monticelli, una frazione di Teramo, mamma di un bambino autistico di 6 anni che quest'anno si è vista notevolmente ridimensionare la quantità delle ore di sostegno assegnate a suo figlio: il piccolo avrà l'insegnante solo per 12 ore mezzo alla settimana e non per le 21 previste dalla normativa.

Conosco personalmente situazioni in cui il monte ore settimanale del sostegno per bambini affetti da questa patologia è di 5 a settimana. Veramente poche rispetto alla gravità della patologia!
Penso che la scuola debba ormai adeguarsi ai “nostri giorni”, giorni in cui le nascite di bambini portatori di handicap sono in aumento, in particolare per quanto riguarda la patologia autistica si parla di un vero e proprio stato di allarme dato che le statistiche parlano di un aumento esponenziale di questa patologia negli ultimi dieci anni, fino ad arrivare a 1 nascita su 160 circa.
In america già da qualche anno stanno cominciando ad adoperarsi per far fronte sia ai bambini autistici di adesso che agli adulti che un domani saranno.
In Italia siamo ancora molto lontani da tutto ciò, non solo per quanto riguarda l’organizzazione in generale del mondo della riabilitazione (di cui hanno bisogno queste persone) ma anche per l’organizzazione scolastica, dove la disorganizzazione la si ritrova nelle poche ore di sostegno offerte, ma anche nella preparazione degli insegnanti preposti che non risulta essere adeguata ai casi.
Non vuole essere una polemica sterile, ovviamente, ma si potrebbe anche pensare ad una formazione diversa degli insegnati di sostegno, che potrebbero studiare teorie e metodi adatti ad una particolare patologia!
Ma…in uno dei convegni organizzati dalla Erickson sull’integrazione scolastica, che ormai da qualche anno si organizzano a Rimini, è stato chiaramente detto da uno dei maggiori esponenti della stessa che il sostegno è spesso per gli insegnanti considerato come un “passaggio alternativo” per l’assegnazione della classe: si parlava di insegnanti di sostegno che entrano nella scuola con l’intento di insegnare alla classe passando “per la finestra”…
Se questo rispecchia la realtà, significa che ci sono veramente pochi insegnanti che scelgono di essere gli insegnanti di un bambino portatore di un handicap.


Il taglio è stato deciso dalla direzione scolastica regionale. «Nonostante io sia consapevole che mio figlio non potrà mai avere una vita normale con una famiglia, degli amici e dei propri figli», scrive in una lettera la donna, «vedo costantemente i suoi progressi. Nell'ultimo anno scolastico ha avuto un notevole cambiamento, soprattutto per ciò che concerne la sua vita sociale: ha in parte smesso di isolarsi e spesso cerca la mano del compagno per disegnare e colorare insieme. Come mamma mi chiedo perché ora mio figlio non possa più avvalersi a pieno del suo diritto di essere seguito a scuola, perché gli vengono ridotte le ore di sostegno in un momento così delicato, quando i miglioramenti sono ancora possibili. Perciò vi supplico di aiutarmi ed aiutarlo, e aiutare tutti coloro che sono nella mia stessa situazione. Vi chiedo di non negare una minima possibilità a chi ne ha bisogno. La scuola, l'istruzione sono diritti umani. Io credo che nessuno possa immaginare cosa significhi il termine autismo, cosa significhi a fondo, un po' per la mancanza di informazioni, un po' per la paura di vedere una realtà diversa. Solo chi come me vive lo stesso problema può capire, in parte, il mio disagio, il disagio di genitori distrutti che non possono dormire quando hanno sonno, non possono mangiare quando hanno fame, che sono atterriti ogni notte dal pensiero che il loro piccolo possa far del male a se stesso e agli altri».

E’ vero: potrei portare testimonianze di decine di genitori che vivono questa stessa condizione! Una condizione veramente di forte disagio. Tra l’altro in una delle ultime ricerche pubblicate su una rivesta della Erickson, viene riportato come la maggior parte dei genitori di bambini autistici abbia difficoltà ad insegnare delle routine quotidiane ai propri figli, scoprendo poi che a scuola, invece, sono riusciti nell’intento (nella ricerca si parla dell’uso corretto delle posate) e che successivamente i genitori sapendolo, sono riusciti anch’essi. Esempio di come una scuola che funzioni in questo senso sia fonte di supporto per le famiglie!
Nella lettera la donna lancia un appello a tutte le istituzioni affinché suo figlio possa avere l'insegnante di sostegno per tutte le ore previste dalla normativa, ma apre anche una finestra sulla realtà di tanti genitori che spesso si ritrovano soli a dover far fronte all'esistenza di un figlio disabile.

«Nei pochi attimi in cui il fratello maggiore riesce a coinvolgerlo in qualcuno dei suoi giochi», continua la donna, «vedo in lui una espressione di infinita gioia, di pura felicità e questo non può far altro che riempirmi il cuore. In questi momenti si fanno più forti le mie convinzioni, ossia che bisogna sfruttare al massimo questo periodo».


Fonte: www.superabile.it


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Alunno: maestra, scuola si scrive con la "C".
Maestra: si, ma solo quando è corretta

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