domenica 28 febbraio 2010

Lezione riuscita

Erano gli anni della contestazione, anni in cui fare il professore era una sfida. Fra le mura di un noto liceo milanese un professore di greco e latino quella sfida seppe coglierla e vincerla in modo del tutto particolare. Ogni giorno, quando lui entrava in classe, il caos continuava a regnare sovrano senza che un solo studente lo degnasse di nota. Il professore avrebbe potuto richiamare l'attenzione dei ragazzi alzando la voce, minacciando di mandarli dal preside, di sospenderli, di non ammetterli all'esame di maturità. Invece, scelse un'altra via per ottenere l'attenzione dei suoi studenti.Mentre nell'aula si faceva la rivoluzione, lui zitto, nemmeno una parola. Poi, quando suonava la fine dell'ora, il professore si alzava da dietro la cattedra, si avvicinava alla lavagna e, con un ampio gesto del braccio scriveva : "Leziona fallita", poi, sempre in silenzio, se ne andava con il registro in mano. Fino a quando, un giorno, il professore entrò in classe e, uno alla volta, i ragazzi andarono a sedersi ai loro posti.Da allora le lezioni si svolsero normalmente. Gli studenti impararono ad apprezzare quell'insegnante che li aveva domati con il suo silenzio. Dal libro: "I doni del silenzio" di Susanna Molinari
domenica 7 febbraio 2010

Avatar

(Sono presenti spoiler) Attirata dagli occhialini 3d e dalla pubblicità (lo ammetto) che lo indicava come il primo film della storia del cinema completamente in visione tridimensionale, sono andata a vedere Avatar. Oltre a questo come non tenere presente che il regista Cameron, reso famoso, almeno per me, per aver portato sullo schermo la grande tragedia del Titanic, avrebbe reso Avatar interessante anche nei contenuti. Per me, è stato così! In sala ero posizionata tra le prime file. Immersa nello schermo e nella storia, ogni tanto mi giravo a guardare le file indietro e la vista di tutte le persone immobili nei sedili con gli occhialoni inforcati mi faceva sorridere regalandomi la sensazione di essere proiettata nel futuro. (Ho sorriso di meno, accorgendomi che proprio dietro di me era seduto un bimbo di non più di 4 anni... chissà le conseguenze di aver visto quelle scene così cruente che gli occhiali rendevano come reali, e chissà come sono state elaborate dalla sua psiche così indifesa...). Ho sorriso di meno, ma la reazione è stata diversa, nel notare come alcuni ragazzi, adulti, potevano avere 35-40 anni, si facessero delle foto con gli occhiali inforcati... vabbè, è un ricordo che segna la storia del cinema... forse gli servivano per scrivere un post sul blog ;) Ma veniamo al film e ai pensieri che mi ha “scatenato”. Già dalle prime scene, dalle prime battute che introducevano passo passo lo spettatore alla conoscenza del popolo e della terra dei Navi, si intravede il loro grande rispetto per la natura. Il loro aspetto, il loro abbiagliamento, il loro modo di vivere, hanno richiamato fortemente l'immagine dei nativi d'America: gli indiani.
Anche loro, i Navi, venivano chiamati selvaggi. Poverini, non avevano le autostrade, le lattine, i jeans... Il concetto di diverso, di qualcosa che è altro da noi si fa largo nel film. Ciò che i popoli più potenti (potenza misurata in base alle armi, non certo all'intelligenza in senso ampio) hanno fatto e continuano a fare assoggettando chi è consider
ato più debole, è inaccettabile. Ma è anche talmente visibile agli occhi di tutti che non si può non inorridire! Ma l'accettazione del diverso è difficile anche nella quotidianità, nell'incontro con lo straniero così come nell'incontro con il signore che abita di fronte al nostro appartamento: quante critiche negative gratuite che facciamo solo perché l'altro non è uguale a noi!!! Quando i Navi si incontrano si salutano dicendosi reciprocamente “io ti vedo”. Frase densa di significato, densa dell'accettazione dell'altro così com'è: io ti vedo. Vedo te, la tua anima, il tuo dentro, i tuoi pregi, i tuoi difetti, so chi sei, so chi ho davanti, ti accetto. Ma non solo. Dire “io ti vedo”, è anche mettersi in una posizione di ascolto dell'altro. Molto lontano dal nostro: “ciao, come stai?”-”bene!” I Navi. Popolo in contatto con la natura. Popolo che sente la natura, che la ascolta. Gli animali come gli alberi. I Navi hanno capelli lunghi, sulle cui punte spuntano dei fasci luminosi con cui possono collegarsi ad animli ed alberi ed entrate in contatto con loro. Una connessione: siamo tutti legati, il destino degli uni è legato al destino degli altri. Quanto è distante da noi civili-non-selvaggi tutti questo! In una delle scene, una Navi dice ad un Avatar che stava fissando incredulo la punta luminosa dei suoi capelli: “Attento, potresti diventare cieco”, come a dire che noi non capiamo, non sappiamo, non ascoltiamo noi stessi, non ci riconosciamo come parte della natura, ma superiori ad essa, in grado di dominarla. Come ci sbagliamo!!! E, la natura negli ultimi anni ce lo sta continuamente ricordando... Dopo il collegamento tra i capelli dei Navi e i “capelli” degli animali, la comunicazione avviene internamente, con il pensiero, con le emozioni. Si comunica con il corpo, non con il linguaggio!! Il “nostro” Avatar non ci riesce, specie all'inizio, doveva sempre metterci una parola pronunciata con la bocca!! Quanto fiato sprecato e che sprechiamo. Mi ricorda quello che succede nelle discussioni di coppia, dove verbalmente ci si dice, ci si promette, ci si chiarisce, ci si dice che si cambierà e dopo un po', con il comportamento (cioè con il corpo, con il comportamento non verbale), evidenziamo che nulla è cambiato. La natura stessa era tutta collegata: gli alberi della terra dei Navi hanno radici che sono tutte unite tra loro, come i neuroni del nostro cervello!! Una rete. E' stupenda questa immagine che rimanda alla grandezza e grandiosità della natura. Dovremmo inchinarci davanti a tanta immensità e bellezza. Anche come era strutturata la società dei Navi mi ha colpito: non c'erano differenze tra i ruoli maschili e femminili. Nemmeno una. Maschi e femmine si contraddistinguevano solo nel corpo ma non nei ruoli che assumevano nella società o nella coppia. E' lei che insegna a lui a come diventare adulto, come diventare un guerriero. Almeno due volte la Navi difende il suo amato Avatar dalle minacce di altri uomini. La prima volta, da un Navi stesso, poi da un umano, il più cattivo di tutti, che addirittura viene ucciso per mano di lei. Di solito, il duello finale avviene sempre tra il protagonista maschio e il più cattivo dei persecutori, che viene ucciso dopo una lotta cruenta. Questa volta no. Il duello finale inizia così, ma finisce con la Navi che uccide il più cattivo, salvando Avatar da una morte certa. Nella nostra civilizzata società, le donne devono combattere contro una mentalità che è ancora ben radicata nella mente di uomini ma anche di molte donne. Una società che considera le donne alla stregua dei bambini e degli anziani. Una società che considera le donne come piacere sessuale. Una società dove se una donna difende pubblicamente il suo uomo, questo reagisce vergognandosene perché si sente ferito nella dignità di uomo!!! E nel rapporto uomo-donna: è lei che “lo vede” per prima, che coglie “il segno” e comprende che dentro di lui ci sono delle potenzialità. E' lei che sopporta il suo “essere bambino”: “Sei come un bambino! ”, gli ripete di continuo. E' lei che aspetta il suo crescere, la sua difficoltà a prendersi delle responsabilità mature. E' lei che, nonostante sia stata tradita, lo riaccoglie a sé. Penso che questa modalità, sia tipica anche nei rapporti uomo-donna della nostra società, solo che gli uomini non l'accettano. Sono una donna, qualcuno potrebbe pensare, di parte. Ma anche alcuni uomini, pensano che molto, nella coppia è “iniziato” dalla donna, la forza dell'uomo sta nell'accettarlo e andare oltre per portare avanti un rapporto, una relazione, insieme, nel riconoscimento reciproco dell'altro: io ti vedo. Mi piacerebbe andare più a fondo, aggiungere altre cose... ma il post risulta già abbastanza lungo così. Andate a vedere Avatar, è un bel film (ma non portateci bambini troppo piccoli ;)!!!
giovedì 4 febbraio 2010

Il ragazzo selvaggio dell'Aveyron - Riflessioni


Victor è un bambino di circa 12 anni, trovato nei boschi francesci dell'Aveyron alla fine del 1700. Essendo vissuto nei boschi, Victor era privo di qualsiasi tipi di educazione e comportamento civilizzato: non parlava, si isolava, aveva scoppi d'ira, comportamenti autostimolatori, non rispondeva al richiamo e non reagiva ai rumori intorno a lui, come fosse sordo (oggi, per questi comportamenti presenti nel fanciullo, molti ritengono che fosse affetto da autismo).
Gli studiosi del tempo cercarono di dare delle spiegazioni e fare delle ipotesi diagnostiche sul caso di Victor, che non trovarono però nessun fondamento scientifico e, tutti gli sforzi si concentrarono così sulla sua ri-educazione, colta come "sfida" da Itard, che lo prese con sè.
Itard, aiutato dalla governante, si prende amorevolmente cura del ragazzo.
Trovo fondamentale sottolineare come tra Victor Itard e la governante si siano stabilite delle relazioni di tipo diverso, ma fondate su una emotività che si coglie dal libro, ma ancor più dal film, diretto e interpretato da Truffaut. La terapia non avrebbe sicuramente avuto i suoi risultati senza lo stabilirsi di una relazione così emozionata, vissuta, sentita e intensa.
Inoltre, dalla lettura del libro risulta chiaro che il medico francesce nel ri-educare Victor non solo propone programmi appartenenti al metodo oggi comunemente chiamato ABA (tipo imitazione grosso e fine-motoria, imitazione verbale, mand, appaiamenti...), ma usa proprio le tecniche comportamentali (stimolo-risposta-conseguenza).
Itard, la governante e Victor, con mio grande dispiacere, non vengono mai ricordati da chi si occupa di autismo: la memoria di una così bella esperienza potrebe essere di insegnamento a tutti.

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