martedì 29 giugno 2010

Integrazione scolastica e sociale


L'autismo è una patologia particolare poiché il bambino appare normale, non ha cioè delle caratteristiche fisiche che lo contraddistinguono, come ad esempio succede per la sindrome di Down. Se il bambino in questione avesse avuto la sindrome di Down, probabilmente tutti avrebbero reagito diversamente ad un suo comportamento bizzarro (che poi questo bambino abbracciando la macchina non ha messo in atto un comportamento bizzarro, è da sottolineare).

Ma il punto non è questo. Il punto, anzi uno dei punti che vorrei sottolineare, è che in Italia esiste da moltissimi anni quella che viene chiamata l'integrazione scolastica.

Ora, l'integrazione scolastica ha come obiettivo l'integrazione del bambino in difficoltà nel gruppo classe, esperienza che creerebbe le basi per una futura integrazione nella società adulta. Come si fa? Si prepara, da un lato il bambino in difficoltà secondo le caratteristiche del disturbo ad entrare in contatto con il gruppo e con le regole che lo governano; dall'altro lato si deve preparare il gruppo classe ad accettare un bambino che non è come loro, che è speciale. Perché si deve preparare il gruppo classe? Perché i bambini non lo sanno che cosa vuol dire "speciale" e gli va spiegato. La diversità procura delle reazioni anche in loro che non sono sempre positive (alcuni bambini, soprattutto di sesso femminile tendono ad essere protettive e ad aiutare il loro compagnetto che non parla) e a volte tendono ad allontanare i bambini che non rispondono ai loro canoni di normalità.

L'integrazione scolastica, ripeto, esiste da anni. A rigor di logica, se avesse funzionato, gli adulti di adesso (preparati all'integrazione quando erano piccoli dalla scuola) dovrebbero essere tutti tolleranti nei confronti di chi è diverso, dovrebbero essere capaci di accettarlo e di saper educare i propri figli a questo. A rigor di logica, l'Italia, in nome dell'integrazione, dovrebbe essere il Paese dove gli adulti con handicap dovrebbero essere tra i più integrati nella società (scusate la ripetizione di parole).

Non mi pare che questo sia accaduto, questo caso ne è la prova, ma ne esistono molti altri che non vengono alla luce e a cui assisto, purtroppo, quasi giornalmente.

Allora mi domando: ma, a scuola, invece di lavorare sull'integrazione, su cosa hanno lavorato fino ad adesso? Come mai dopo tutti questi anni, non si riesce ad essere un Paese tollerante alla diversità? Come mai esistono le barriere mentali? Come mai le barriere mentali sono ancor più forti da smantellare di quelle architettoniche?

Nei Paesi nord europei ci sono le scuole speciali o le classi speciali, e gli adulti in difficoltà sono molto più integrati lì che non qui in Italia, dove ci vantiamo dell'integrazione. Questo lo ritengo uno smacco al concetto dell'integrazione: funziona meglio l'integrazione sociale in un Paese con le scuole speciali che non qui. E' grave!

Credo che in Italia si debba cominciare a pensare ad oranizzare meglio l'integrazione scolastica, per fare in modo che realmente sia tale, lavorando non solo sul bambino in difficoltà per farlo avvicinare all'accettazione del "mondo dei mormali" (passatemi questa terminologia che uso solo per farmi capire), ma anche sul "mondo dei normali" per fare in modo che questi accettino la presenza di comportamenti "bizzarri" e che li sappiano tollerare.

Questo è solo un punto espresso, ce ne sarebbero altri da affrontare, ed è inoltre un puno di vista, un modo di vedere e spiegare l'accaduto. Questo non toglie che ce ne possono essere altri.

Ma una riflessione sul concetto di integrazione in senso ampio, credo proprio si debba fare: non è da dimenticare infatti la frase che racchiude in sè tutto l'accaduto secondo una mentalità purtroppo molto diffusa in Italia, e con cui ho intitolato il post: "Signora, ma se non è normale lo tenga a casa".

Questo è un post che ho pubblicato diverso tempo fa sul blog http://amicispeciali.blogspot.com/ (non più curato da me). So che ultimamente c'è un acceso dibattito tra i genitori sull'integrazione scolastica, e credo che abbiano ragione. Al di là dell'integrazione scolastica si, o integrazione scolastica no, sia significativo che ancora vi siano degli accadimenti simili a questo in varie parti dell'Italia.
- Bimba autistica allontanata dal centro commerciale
La società cambia, l'accento è sempre più postosull'apparenza, sulle false buone maniere, sulla prestazione ottimale, e a farne le spese sono le persone in difficoltà, quelle che non riescono, per qualsiasi motivo, ad arrivare agli standard richiesti. E questi ne sono i risultati. Credo che nel profondo le persone abbiano perso la semplicità della vita, lo scopo del vivere; credo che ci sia una riconrsa verso ciò che abbaglia... si fa quello che fanno le allodole.
Quando capitano situazioni del genere (e me ne sono capitate di persona, solo che ero troppo giovane per reagire nei dovuti modi. Oggi sarebbe diverso) ti senti non voluto, rifiutato, in qualche modo il ricevitore di una violenza gratuita. Si, penso che l'intolleranza sia un abuso e una violenza.
Vorrei scrivere, anzi riscrivere, un pensiero tratto dal libro Tuo Luigi, di Luigi Rocchi, morto a causa della distrofia muscolare di cui era affetto:
"... l'ammalato è un profeta scomodo che ci invita a ritrovare noi stessi, che ci costringe a vedere i nostri limiti, che ci richiama all'umiltà e ci fa sentire quali veramente siamo: piccoli uomini precari, che possono superare tale intrinseca nullità solo riconoscendosi fratelli bisognosi di amore scambievole"
Credo che chi insulti, chi è intollerante, chi è carnefice... non riesca minimamente a superare il senso di nullità che si porta dentro!

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