giovedì 18 ottobre 2007

Il cacciatore di aquiloni

Già dopo poche pagine ero completamente immersa nella storia di Hassan e Amir e del loro amore per l'Afghanistan.
Nel libro, scritto in prima persona da Amir, viene raccontata la storia di amicizia tra Amir stesso e Hassan che, per varie vicissitudini, condividono la stessa infanzia, finché accade un episodio che li allontanerà per tutta la vita.

La vita di Amir sembra scandita dal rapporto con suo padre, Baba, descritto come un uomo con una forte personalità, deciso, risoluto e con una profonda integrità morale.
Amir sente che in qualche modo non possiede la stima di Baba, si sente rifiutato e preso poco in considerazione, a favore invece di un rapporto diverso che Baba intesse con Hassan.
Amir passa la sua vita a rincorrere la stima di quest'uomo, del padre, passando sopra a qualsiasi cosa, sacrificando il rapporto con il suo amico Hassan.
Tale 'sacrificio' darà una svolta alla vita di entrambi che cambierà drasticamente (anche con l'aiuto della guerra).

Ma...poco a poco, la figura di Baba perde di importanza agli occhi di Amir, assumendo una connotazione più realistica, finché, dopo la scomparsa del padre, Amir riuscirà ad affrontare il se stesso dobole e a diventare l'uomo forte che è sempre stato.

Il libro è pieno di risvolti psicologici. Un libro importante e interessante anche dal punto di vista professionale.

6 commenti:

  1. Mi sono sempre piaciuti gli aquiloni, ma da piccolo non sono mai riuscito a farne volare uno.
    Grande soddisfazione invece un anno fa quando ci sono riuscito insieme alla mia ragazza; è come se fossi ritornato bambino per un attimo.

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  2. Devo dire che mi son approcciata a questo libro dopo aver sentito non so più nemmeno quante recensioni super-mega positive. E come spesso accade, quando l'aspettativa è altissima, è facile essere delusi.
    Sì, la storia è bella (per quanto si possa definire bella una stoai con la guerra e con un abuso). Anche la scrittura è buona. Ma non oltre la media delle cose ben scritte e narrate. ma i *colpi di scena* sono prevedibili da pagine e pagine prima...
    Se si vuol conoscere davvero l'Afghanistan della guerra bisogna secondo me leggere Il libraio di kabul, molto più incisivo e vero.
    Buona lettura!

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  3. Lo farò, LuisaMiao grazie per il consiglio!

    Mi piaciono molto i momenti in cui si prova la sensazione di tornare bambini come ha descritto Essenzedinatura. E purtroppo la mancanza di tempo che dilaga di giorno in giorno spesso non aiuta, ed essendo rari, questi momenti di spensieratezza, me li gusto fino in fondo!

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  4. Sono daccordo con Luisamiao.
    Anch'io avevo grandi aspettative e la letture, seppur piacevole e scorrevole, mi ha un po' delusa.
    Ho apprezzato molto la prima metà del libro, poi il ritmo e calato e anche l'emozione.
    Non conosco altri libri che parlano di Afghanistan, quindi faccio mio il suggerimento di Luisamiao.
    Ciao Paola, è il mio primo intervento sul tuo blog e devo dire che mi piace molto.
    Un abbraccio
    Francesca

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  5. ho da pochissimo finito di leggere questo bellissimo romanzo... io sono rimasta molto affascinata...è scritto benissimo e poi è molto descrittivo, proprio come piacciono a me... non dimenticherò mai Amir e Hassan...
    ciao
    paolettina

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  6. Per citare l'espressione di un film che in questi giorni ripropongono in televisione:
    idem, paolettina!

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