domenica 2 settembre 2007

Coccole amore e voglia di tenerezza non solo sesso, la rivincita del Viagra

È universalmente conosciuto come la pillola "dell'amore", inteso come sesso: la medicina che ringiovanisce gli uomini, a letto, aumentando e prolungando il vigore del loro organo riproduttivo. Ma adesso salta fuori che il Viagra ha anche un altro effetto, incidendo sull'amore inteso nel senso più romantico del termine: ossia rende gli uomini più dolci, più propensi alle effusioni e alle coccole, più legati alla propria compagna, insomma più innamorati. La sensazionale scoperta, riportata dall'autorevole rivista scientifica Journal of Phisiology e ripresa ieri dal Daily Telegraph di Londra e da altri quotidiani britannici, è opera di un gruppo di ricercatori della University of Wisconsin-Madison, negli Stati Uniti. Gli scienziati americani hanno stabilito che la "pillola blu" mette in moto nel cervello una "chimica delle coccole" che accresce l'attitudine al romanticismo. Saranno necessari altri studi, prima che milioni di donne insoddisfatte corrano ad acquistare il Viagra per somministrarlo di nascosto a mariti e fidanzati: ma già da ora gli esperti ritengono che questa scoperta aiuterà a fornire una spiegazione biologica del perché la gente s'innamora. L'esperimento condotto dai ricercatori Usa verte su una sostanza chiamata ossitocina, le cui caratteristiche erano già note alla scienza, tanto da valergli il soprannome di "ormone dell'amore": è ritenuto infatti il grilletto di sentimenti romantici e desiderio di rafforzare i legami affettivi nelle coppie. L'ormone viene rilasciato nel cervello durante l'orgasmo, sia negli uomini che nelle donne, per le quali svolge anche altre importanti funzioni in gravidanza e allattamento. Agendo come un freno, un enzima ne regola l'ammontare destinato a raggiungere il cervello: e si tratta, ecco la straordinaria coincidenza, del medesimo enzima che limita l'affluenza di sangue al pene durante il coito. Gli scienziati americani hanno dunque compreso che il Viagra, intervenendo su quell'enzima, non si limita a sbloccare l'affluenza di sangue al membro maschile, ma contemporaneamente toglie anche il freno all'affluenza dell'"ormone dell'amore" romantico al cervello. In un esperimento effettuato su topi di laboratorio, gli studiosi hanno verificato che gli animali, se sottoposti al Viagra, ricevevano tre volte il normale ammontare di ossitocina nel cervello. In parole povere, si potrebbe concludere che la "pillola blu" rende i maschi non solo più sessualmente vigorosi, ma pure più innamorati e coccoloni. E anche gli altri prodotti che agiscono sul pene attraverso il medesimo meccanismo, come il Cialis e il Levitra, avrebbero lo stesso "romantico" effetto: cosa che non dovrebbe del tutto sorprendere, tenuto conto che il Viagra fu scoperto nell'ambito di ricerche per i malati di cuore. Il muscolo dell'amore, dopotutto. Commenta il professor Meyer Jackson, che ha guidato la ricerca all'università del Wisconson: "Questo è solo un tassello di un puzzle di cui ci mancano molti pezzi, ma effettivamente solleva la possibilità che il Viagra, creato per curare la disfunzione erettile, non si limiti a curare solo quella". Lo studioso avverte che, così come ha bisogno della scintilla dell'eccitazione per agire sul pene, il Viagra ha bisogno di una qualche forma di affettività già esistente per agire sulle sensazioni romantiche del cervello. Non basta somministrarlo al primo che passa per strada, dunque, per farlo innamorare pazzamente. Ma chissà: per milioni di donne abituate a mariti che terminato l'atto sessuale si girano dall'altra parte, o chiedono cosa c'è in televisione, la "pillola blu" potrebbe diventare l'ultima speranza di ricevere una coccola, un abbraccio, un bacetto dopo il coito. Come ogni farmaco, anche il Viagra va a modificare un comportamento (in questo caso) che non è accettato: del resto è inaccettabile non poter fare l’amore per una disfunzione erettile, giusto? Ma la conseguenza dell’assumere questo farmaco, quale sarà?

A parte gli effetti collaterali, mai trascurabili, c’è il problema che una volta che il “sintomo”, cioè la disfunzione erettile, non c’è più (cioè si ha di nuovo l’erezione) non esiste più la necessità, e quindi la motivazione, di cercare le vere cause di questa disfunzione, che nei giovani è quasi sempre di origine psicologica. Dunque: si assume il farmaco e il problema apparente è risolto. Ma, se il motivo profondo (quello psicologico) per cui non si avevano erezioni esiste ancora; è ancora lì, sicuramente pronto a concretizzarsi in un altro sintomo…il problema è: in che tipo di sintomo? Fonte: www.repubblica.it

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