domenica 6 settembre 2009

Il corpo, la mente e l'esperienza traumatica

La storia d'amore tra la mente e il corpo è sempre stata molto controversa, difficile. I “grandi” di ogni sapere ne hanno fatto sempre oggetto dei loro studi. Alcuni sono riusciti a far crescere l'amore tra la mente e il corpo; altri, purtroppo hanno ucciso questo amore, tramite la separazione, la divisione tra i due, allontanandoli definitivamente e relegando ognuno in uno spazio deplorevole.

Così, molte persone che non sono riuscite a fare crescere in loro questa meravogliosa storia d'amore, si sono ritrovate ad avere un corpo scollegato dalla mente. Corpo pieno di pulsioni, emozioni, sensazioni che, la mente, influenzata da una morale basata su tale separazione, vede come qualcosa di brutto, da far soccombere o da tenere nel segreto.

Il segreto, la violazione di regole, l'impossibilità di rendere parlabili alcuni pensieri fa sì che proprio quelle pulsioni, quelle emozioni e sensazioni vengano messe in atto senza una riflessione adeguata, senza una elaborazione che porta alla conoscenza di se stessi e fa comprendere il perché di certi pensieri.
Quando si mette in atto una pulsione orientata al bene non c'è niente di male, anzi. I problemi nascono quando le pulsioni e i pensieri messi in atto entrano nella sfera del male. Il superamento di questo confine porta a scendere in un abisso, la cui risalita è quasi impossibile e la mente “criminale” si nutre e cresce. Il proprio corpo perde importanza. Il corpo degli altri perde importanza, diventa oggetto per sfogare le proprie pulsioni malate.
Uomini che violentano donne, uomini che uccidono altri uomini, donne che uccidono i loro figli, bambini violati nella loro intimità da adulti da cui cercano solo amore e attenzione...

E la vittima?
Chi ha subito un trauma, trauma che è sempre collegato al corpo direttamente o tramite influenze di manipolazione psicologica, intraprende la strada, o forse continua, della separazione tra la propria mente e il proprio corpo. Ma, nonostante la “separazione” la mente influisce sul corpo, e viceversa. La separazione è infatti paradossale: sono entrambi sempre e in qualche modo uniti, ma tramite una unione malata.

Così ecco arrivare le malattie psicosomatiche, il disturbo post-traumatico da stress (che fa ripercorrere tramite pensieri, sogni o azioni, l'esperienza trumatica subita), o, nel peggiore dei casi, ci si identifica con il proprio carnefice.

La consapevolezza delle basi psicologiche della malattia può facilitare il processo di guarigione. Se si prende consapevolezza dei conflitti che influiscono sul proprio corpo, ci si può adoperare per superarli.
Chi ha subito un trauma infantile, o anche nell'adultità, ha maggiori problemi di salute rispetto a chi non lo ha subito. Disturbi che riguardano sia il corpo che la mente.

Il problema maggiore di chi ha subito un trauma è che spesso non ne può parlare. Si pensi ai traumi legati alla sessualità, ad esempio, come l'abuso sessuale infantile o uno stupro.
Parlare fa bene, è un bisogno: tramite la parola si capiscono molte cose, si viene a contatto con parti di sé e dell'altro altrimenti non ispezionabili che rimangono nell'inconscio.
Quando non si può parlare di un trauma subito si attua una inibizione attiva che pervade ogni ambito della propria vita, e il trauma riemerge incessantemente tramite sogni, odori, luci, colori, sensazioni ed emozioni, ma anche tramite azioni, comportamenti e scelte.

Come fare? Si può scrivere.
Pennebaker con il suo libro “Scrivi cosa ti dice il cuore” offre l'opportunità di apprendere un particolare modo di scrivere sul proprio trauma e tramite delle ricerche da lui effettuate ha dimostrato che scrivere porta ad una salute mentale e corporea maggiore.
Non solo.
L'esperienza traumatica viene ad assumere dimensioni diverse, più controllabili, più consapevoli. Ci si dà la possibilità di crescere, di maturare e di diventare delle persone più equilibrate.


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Psicologa, Psicoterapeuta - Insegnante di massaggio infantile - Facilitatrice Metodo Feuerstein

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